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The Outer Worlds per Nintendo Switch – Recensione

Posted on 24 Giugno 202024 Giugno 2020

Qualche mese fa abbiamo recensito un importante titolo sviluppato da Obsidian, The Outer Worlds. Per capire cosa sia questo gioco, vi basti sapere che si tratta della stessa software house che ha sviluppato South Park: Il Bastone della Verità, Fallout: New Vegas e Pillars of Eternity. Giochi di grande rispetto e prestigio nel campo del ruolismo, ma The Outer Worlds ha qualcosa in più. Si tratta di un gioco quasi indipendente che vorrebbe schierarsi contro dei titani, ma è chiaro che qualcosa non funziona a dovere. In questa recensione parliamo finalmente della versione Switch del titolo in questione.

La via del ruolismo

Il comparto narrativo di Outer Worlds è, forse ciò che più valorizza il titolo di Obsidian. In questo gioco impersoneremo un colono o colona spaziale che si trova ibernato sulla navicella “Hope”. Tuttavia per una serie di motivi che non spiegherò in sede di recensione, non andrà come previsto e ci risveglieremo dopo settant’anni (anziché dieci) dal nostro sonno criogenico e solo grazie a Phineas, un ricercato (che potrebbe ricordarvi Rick da Rick e Morty) nonché scienziato pazzo. Da qui, poi, vi catapulterà subito su Terrarum 2. Un po’ come il nostro personaggio, ci ritroveremo spaesati e confusi, ma ben presto, non appena metteremo piede a Lungacqua sarà ben chiara la situazione in cui si trova Alcione, la colonia planetaria dove si svolge il gioco. Delle megacorporazioni controllano quasi tutto ciò che accade nei vari pianeti, addirittura come devono vivere le persone, trattate quasi come fossero merce, al pari di tutta quella che sono tenuti a produrre.

Inizialmente, non lo nego, vedendo la deriva estremamente comica dei vari dialoghi (che sono comunque scritti molto meglio di quelli visti in tante altre opere, videoludiche o cinematografiche che siano) ho pensato che, nonostante la sceneggiatura più che notevole, non ci fosse una vera e propria narrazione. Ma, fortunatamente, mi sbagliavo: Obsidian non delude le aspettative. Addirittura avremo a disposizione ben due finali, anche se, giocandoli entrambi, uno sembrerà più “giusto” dato che l’altro taglierà una buona parte delle quest principali. Della stessa, ottima, scrittura ne giovano anche i diversi NPC importanti, chi più chi meno, ognuno di questi con una propria personalità. Questa cosa è notevole soprattutto nel caso dei comprimari, che imparerete a conoscere ed amare molto velocemente, soprattutto se vi dedicherete alle loro missioni personali.

Come ogni Gdr che si rispetti, inoltre, anche The Outer Worlds è pieno zeppo di missioni secondarie che, quasi sempre, saranno divertentissime o interessanti. Tuttavia non è esente da piccoli difetti e piccoli errori, come le sempiterne fetch quest che, seppur addolcite dall’ottima scrittura, restano sempre un po’ noiose, soprattutto perché non mi spiego come in un’ambientazione futuristica come quella in cui è possibile terraformare pianeti alieni, non siano stati inventati sistemi di comunicazione tali da impedirci di ritornare dal datore di una quest.

Outer New Vegas Worlds

Outer Worlds non è un titolo che brilla per il suo comparto grafico su console fisse o pc. Era quindi inutile pretendere qualcosa di sbalorditivo dal lato Switch. Purtroppo, come ci aspettavamo, sulla piccola ibrida l’effetto generale è quello di un gioco con dei dettagli settati al minimo del minimo. Gli effetti di luce i personaggi stessi non riescono a trasmettere sempre le giuste sensazioni e si prosegue in questo quadro cosi variopinto senza una vera e grande sorpresa. Bisogna però dire che nonostante, tutto, il comparto grafico funziona e anche a dettagli bassi diverte il giocatore grazie a tutto ciò che c’è attorno al gioco.

 Per quanto riguarda il gameplay invece, bisogna dire che fin dal primo trailer, questo gioco sembrava un Fallout nello spazio. Trattandosi di Obsidian era anche lecito aspettarsi le meccaniche simili a quelle viste in New Vegas, ma modernizzate. In effetti alla fine sembra di giocare in tutto e per tutto al titolo Bethesda. Le meccaniche sono pressoché simili e cosi anche tutto il comparto ruolistico che ci ritroveremo a gestire. Non ci sarà ovviamente lo S.P.A.V., ma qualcosa di molto simile. Alla fine il “bullet time” lo userete spesso, abusando di quest’abilità che da sola promette bene, ma che poteva essere limata.

Trattandosi del gameplay preso da New Vegas, i vecchi esploratori non si sentiranno spaesati però e troveranno proprio quel che cercavano. Il capitolo post-apocalittico sviluppato da Obsidian continua a essere il migliore per moltissimi fan, che hanno apprezzato un po’ tutto del loro gioco. Alla fine dei conti, infatti, tutto funziona in modo abbastanza fluido e senza alcun intoppo. Quindi quelle stesse meccaniche sono un difetto e un pregio allo stesso tempo. Dipende dall’amore che provate verso New Vegas e ovviamente dal giocarlo.

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