Quando tempo fa scrissi la recensione del fumetto Il Suono del Mondo a Memoria di Giacomo Keison Bevilacqua, ne rimasi piacevolmente stupito. La storia colpiva e trascinava il lettore in un mondo parallelo molto simile al nostro. Dopo anni di distanza, eccomi a parlarvi di una nuova storia facente parte del keisonverse, Troppo facile amarti in vacanza, come sempre grazie a BAO Publishing e alla copia stampa digitale che mi ha permesso di leggermelo con i miei tempi. Se mi è piaciuto? Sì, ma con delle riserve.

Linda è una ragazza stufa di vivere in un posto che non sente più suo. Lei si sente oppressa in un luogo profondamente cambiato e senza alcuna prospettiva. Questa è la premessa che serve a dare un punto di partenza. Linda abbandona la sua comoda dimora a Roma e si dirige verso il nord insieme al suo cane. Nel frattempo vediamo un paese completamente cambiato.

L’erba ha sconfitto le costruzioni umane e ha iniziato a riprendere il suo potere sul mondo. I paesaggi sono in effetti quelli di un’apocalisse soft. Niente di radicalmente terribile come in La Strada, ma qualcosa di più sopportabile per tutti. Il cambiamento più grande avviene però all’interno delle menti delle persone. Cittadini che con tempo sono diventati ancora più cattivi e irascibili nei confronti di qualsiasi diversità. Sembra infatti di tornare nel medioevo in alcuni parti della storia.

Giacomo Bevilacqua descrive con Troppo facile amarti in vacanza un panorama onirico che potrebbe avere più punti di lettura. Da una parte abbiamo la classica interpretazione post-apocalittica. Un viaggio attraverso un paese totalmente cambiato, ma non morto. Un mondo in cui le regole sono dettate dalla cattiveria e dal sospetto, dove la conoscenza è un elemento da estirpare.

Dall’altra parte abbiamo l’interpretazione meno diretta. Possiamo definire quel mondo distrutto il nostro attuale, che dopo una pandemia globale si è incattivito sempre di più. Questo viaggio ci mostra semplicemente la cattiveria delle persone e la diffidenza totale verso il prossimo, ma credo che ognuno possa trarne una propria interpretazione.

La storia convince comunque a metà. Perché Linda resterà sempre una persona alla quale difficile ci si sente legati e che in fondo viaggia senza spiegarci niente. La lettura di questo fumetto è un po’ come quella di L’uomo che cammina, ma senza la poeticità di Taniguchi. Indubbiamente però la lettura è veloce e lascia il lettore con il senso della fame alla fine. La voglia di scoprire di più. Forse perché la carne sul fuoco non era tanta.

Lo stile artistico di Giacomo colpisce come sempre nel segno. Il tratto preciso, ma non realistico dona al mondo un aspetto degradato, ma non opprimente. Ogni frammento è sempre messo nel posto giusto e i personaggi hanno una personalità che viene evidenziata anche senza l’uso delle parole. Da questo punto di vista il fumetto è vincente.

Autore

r.kovalskiy@havocpoint.it

Un non troppo giovane appassionato di tutto quel che ruota attorno alla cultura POP. Vivo con la passione nel sangue e come direbbe Hideo Kojima "Il 70% del mio corpo è fatto di film".

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