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Venom: Protettore Letale – Recensione

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Durante tutta la storia editoriale dei fumetti abbiamo imparato a vedere i cattivi in tutte le salse. Dai più brutali e primordiali a quelli più meschini e calcolatori. Alcuni sono proprio dei villain, anche se tendenzialmente passano per tali e Venom ne rappresenta una delle vette. Con l’uscita eminente nei cinema del film dedicato all’omonimo personaggio, interpretato da Tom Hardy, vorrei far luce sulla miniserie che ha caratterizzato questo personaggio per il suo fattore eroe. Inoltre si tratta di una serie che ha ispirato, parzialmente, anche il film stesso e ovviamente sto parlando di Venom: Protettore Letale.

Il protettore schizzofrenico

Come sapete, il Simbionte Venom si è trasferito da Peter Parker a Eddie Brock, il suo possessore per eccellenza e quello che ricorderemo per sempre. In fondo è protagonista anche della serie a fumetti che sta riscrivendo tutte la storia del personaggi insieme a First Host. Eddie e Venom non sono esattamente malvagi, ma al contrario. Cercano di essere dei protettori dei deboli e di quella parte non vista da nessuno e dimenticata da tutti. Per vivere più tranquilli, Venom si trova a Los Angeles, ma ben presto sono i guai a cercarlo. Nel tentativo di aiutare dei poveri vagabondi, Eddie scopre l’esistenza di una città sotto la città, che rischia di essere demolita dai ricchi per far posto alle loro ricchezze. Spider-Man ovviamente crede nella malvagità del nostro eroe e non nella sua redenzione e parte da New York nel tentativo di fermarlo. Intanto veniamo a scoprire anche dell’esistenza di altri Simbionti, creati usando le particelle di Venom e inseriti su delle persone ancora non esperte e si tratta di Scream, Phage, Riot, Lasher e Agony.. La storia andrà a diramarsi su più direzioni in cui Eddie sarà il protagonista e l’antagonista, mentre Spider-Man tenterà di ricredersi sulle vere intenzioni dell’uomo.

Senza pietà

Dietro la sceneggiatura di questa leggendaria miniserie troviamo un uomo fatto tutto d’un pezzo, David Michelinie. Questi conduce un gioco attraverso la follia di Venom, che avrà molti tentennamenti. Vedremo un dualismo tra il mostro e l’uomo fatto in modo abbastanza credibile, ma sopratutto, vedremo la reazione dei buoni alla voglia di redimersi di un villain e fa un po’ riflettere riguardo a molti altri fumetti usciti prima e dopo. Si tratta ovviamente del fumetto dei primi anni 90 e volenti o meno, ma il peso della narrazione si sente sopratutto in alcune battute un po’ troppo cartoon e leggere che non esprimono appieno quella disperazione e rabbia che invece dovrebbe essere tra i fattori principali del personaggio in questione.

Le matite sono firmate da Mark Bagley ( numeri 1-3) Ron Lim ( numeri 4-6) e Sam DeLarosa ( numeri4-6) e tutti questi stili un po’ diversi si fanno sentire, ma non in maniera pesante e insopportabile. Si tratta di un buon passaggio tra i vari passaggi della storia. Perché in fondo anche questi rappresentano una sorta di crescita del personaggio, in tutti i sensi. Le linee sono a tratti morbide e delicate, ma in alcuni punti diventano più dure e decise. Per il protagonista, Venom, viene usato lo stesso stile (almeno in parte) del buon Todd McFarlane. Un fisico sproporzionato, quasi disumano per un volto con una bocca enorme e dei muscoli dirompenti. Uno dei difetti invece è rappresentato dalle scene d’azione, che non convincono non solo per la loro staticità, ma anche per una regia discutibile che non mette in risalto le parti migliori e ci si perde nella lettura con una facilità disarmante. Si tratta sicuramente di una miniserie di grandissima importanza, ma va letta con tutti i suoi difetti e pregi.

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Sull'autore

Rostislav Kovalskiy

Rostislav Kovalskiy

Un giovane appassionato del mondo videoludico e di tutto ciò che lo circonda. Cresciuto con i videogiochi e libri tra le mani ha deciso di unire la sua passione per la scrittura con quella per i videogiochi ed ecco perché si trova qui.