Il videogioco è un medium giovane, ma nel corso dei suoi decenni ha avuto una crescita e uno sviluppo non paragonabile a quello degli altri. Il suo verticalismo ha portato alla nascita, crescita e l’evoluzione del modus narrativo e dei generi ed è qualcosa che lascia il segno. Attualmente viviamo in un’epoca in cui le narrazioni vanno a intrecciarsi in modo più disparato. Però c’è ancora una mancanza, che lentamente viene colmata, ma in modo forse troppo timido e lento.

Parlo delle storie d’amore, che nonostante la crescente età dei giocatori, sembra quasi un taboo. Certo, tantissimi giochi hanno una storia d’amore al loro interno, ma sono solo un contorno durante le sparatorie o le infiltrazioni. Diventa qualcosa da guardare nel tempo libero in attesa di sparare qualche colpo a un passante o viaggiare da un punto all’altra della mappa. Questo ovviamente piace a molti, ma allo stesso tempo crea quel distacco dagli altri medium. Abbiamo le storie d’amore nel cinema, nel fumetto e nella letteratura, ma quasi mai nel videogioco. Perfino un gioco come Life is Strange racconta in realtà una storia paranormale con all’interno un’avventura d’amore.

Florence

Un grande passo è stato fatto proprio su quel dispositivo blasonato che in molti nemmeno considerano, lo smartphone. Si tratta di Florence, disponibile su iOS e Android, ma non è un gioco d’azione o di strategia, ma piuttosto qualcosa di molto particolare che va oltre il semplice concetto ludico. Florence è una storia d’amore e nell’esserlo non cerca di andare altrove. Non cerca di pararsi le spalle con qualcosa di diverso e ci riesce in pieno.

Il gioco indie in questione è come un graphic novel ed è l’ennesima dimostrazione di quanti passi in avanti stia facendo lo smartphone. Nel corso degli anni abbiamo visto alcuni giochi basati sull’investigazione che ci raccontavano i drammi dei giovanissimi, i sogni degli anziani, promesse non mantenute e tutto ciò a prezzo troppo contenuto.

Lo smartphone potrebbe continuare a essere un baluardo della speranza di quei piccoli generi che forse non piacciono a tutti, ma che continuano a farci sognare. Come il cinema d’autore che non piace a tutti, ma che nonostante questo regala sempre le emozioni sincere.

Autore

r.kovalskiy@havocpoint.it

Un non troppo giovane appassionato di tutto quel che ruota attorno alla cultura POP. Vivo con la passione nel sangue e come direbbe Hideo Kojima "Il 70% del mio corpo è fatto di film".

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