Abzu non è un semplice viaggio negli abissi marini. È un viaggio emotivo, meditativo, introspettivo, senza alcune sovrapposizioni di testi o quantomeno una narrazione che ci accompagna passo dopo passo. Matt Nava, capo di Giant Squid, decide di tornare in scena con questa meraviglia subacquea tanto simile quanto diverso dal criptico Journey – o Flower – prediligendo una trama astratta intrisa di emozioni e seguita dalla melodia del talento Austin Wintory, un altro esponente del team indipendente.

Oceano dipinto di Abzu

Ci ritroveremo svegliati nei panni di un sommozzatore quasi del tutto in maniera esanime, privi di un assoluto senso dell’orientamento, in un oceano senza nome; ad ammirare le meravigliose creature marine, a immergerci sempre più a fondo ammirando luoghi che rimembrano un antico passato; e ancora, a lasciarci estasiare da questa dimensione contemplativa. Non vi è alcun contesto, né un pericolo da evitare, bensì il piacere di godere ogni panorama e specie di creature marine. A poco a poco, man mano che avanziamo più in basso incontriamo i resti di un’antica civiltà, o puzzle che a nostra discrezione richiedono di essere uniti per continuare a vagheggiare avanti nel percorso.

Questo è Abzu, un titolo privo di qualsiasi minaccia. In nessun momento, non abbiamo mica paura dell’acqua? È innocuo come un tuffo in una piscina. È un titolo ermetico, un ecosistema oceanico che si mescola con alcune forme preistoriche segnalando una sorta di ambiguità, un titolo non assente di messaggi da trapassare: quelli permeati dalla natura, dal valore rafforzativo della solitudine, dalla meditazione.

Sebbene questi temi siano echeggianti, la produzione di Giant Squid non riesce a sfrecciare rispetto a chi l’ha preceduto. Peraltro, in qualità di estensione e longevità, potrebbe non riuscire a sedimentare tutto il fascino e il messaggio come in Journey. E così, Abzu spalanca le sue porte per scoprire, esplorare e nuotare disimpegnati, al di là dei vari collezionabili e puzzle. Riguardo a quest’ultimo risulta essere davvero limitato: è sufficiente recarsi in determinate aree per interagire facilmente con meccanismi che aprono i cancelli per proseguire.

Tutto si svolge in maniera regolare con pochi vincoli e in perfetta combinazione con le immagini e i suoni di Wintory. Ci sono diversi momenti, assurdamente poetici, che sincronizzati con la musica del soprammenzionato compositore l’esperienza di Abzu memorabile ma troppo sottile. Sì, questo perché la longevità di gioco si aggrava sulle due ore: per quanto possano essere intense difficilmente riescono a prenderci in taluni contesti.

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La direzione artistica dello guizzo creativo di Nava è a dir poco impeccabile. Qui entra in gioco anche la parte tecnica che evidenzia spettacolari immagini ottimamente risolute. Eppure è bastato quel tocco minimalista, pieno di colori dinamici generati mediante la luce volumetrica, che ci lascia davanti a noi una visione autentica e sorprendente. E ciò si slega con fluidità, soprattutto quando si parla di Unreal Engine 4: un motore grafico duttile e versatile, una delizia visiva per i nostri occhi.

Il tutto impreziosito da un comparto sonoro, come accennato poc’anzi, appropriato. In un titolo di questa caricatura e sprovvisto di un doppiaggio, la musica diventa uno degli anelli forti perché colma quel silenzio di tomba attorniante. I lievi problemi, infine, scivolano grazie a un lavoro di pregiata fattura da parte di Giant Squid.

[stextbox id=”alert” caption=”COMMENTO FINALE”]In conclusione, Abzu riesce a spiccare la trascendenza per la sua bellezza artistica. Non vi è indubbio, però, un senso di vaga esperienza che possa indugiarci a seguito della brevissima sessione di gioco. Un pizzico di accentuazione in più e non saremmo stati certamente meglio in quel deserto di Jenova Chen. Senza ombra di dubbio si tratta di vero e proprio gioiello, uno di quei titoli che come tanti altri consolidano la rappresentazione del videogioco come indissolubile forma d’arte, come evoluzione di un certo linguaggio al quale si aggrega anche la componente interattiva.[/stextbox]

Autore

r.kovalskiy@havocpoint.it

Un non troppo giovane appassionato di tutto quel che ruota attorno alla cultura POP. Vivo con la passione nel sangue e come direbbe Hideo Kojima "Il 70% del mio corpo è fatto di film".

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