Among the Sleep – Recensione

Abbiamo tutti avuto due anni… beh, a meno che voi non siate dei bambini prodigio ed abbiate imparato a leggere e navigare su internet prima di compiere il secondo anno di età, nel qual caso complimenti, ma vi invito a dare un occhio al PEGI e quindi ad uscire, grazie.

Ok, ora che siamo tra grandi, parliamo di Among the Sleep, primo gioco dei norvegesi di Krillbite Studio, con il sostegno economico del Norsk Film Institutt e di una fortunata campagna Kickstarter.

Pappa

Among the Sleep ha un concept geniale, metterci nei panni di un bambino/a di due anni e farci vivere una spaventosa esperienza onirica nei suoi panni. Ma quanto di quello che vedremo nel gioco appartiene alla fantasia? Da cosa derivano le spaventose visioni che infestano i sogni del nostro personaggio? E di cosa dobbiamo avere davvero paura? “Nessun bambino dovrebbe passare tutto questo” dice il nostro orsacchiotto alla fine del trailer, ed al termine del paio d’ore di gioco necessarie a completare il gioco, non potremo che essere d’accordo con lui.

Il gioco si apre con un’adorabile scena familiare: è il nostro secondo compleanno, e mentre ci gustiamo una enorme torta qualcuno bussa alla porta, e questo è uno dei pochi momenti in cui si manifesta in modo efficace la paura del protagonista; non assisteremo alla scena, ma sentiremo la nostra genitrice litigare con l’ospite mentre la nostra visuale, in prima persona, per qualche istante diventa sfocata ed assume tratti inquietanti. Poco dopo scopriremo che lo sgradito ospite ci ha lasciato un regalo: Teddy, un classico orsetto di peluche che durante i giochi dell’infante si animerà ed inizierà a parlare, dimostrandosi un simpaticissimo compagno di giochi, con cui passeremo il tempo in una bella sezione di tutorial nella nostra stanza in cui potremo prendere confidenza con la fisica ed i comandi, fino all’ora di metterci a nanna.

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Nanna

E di notte iniziano i guai. Ci svegliamo di soprassalto mentre Teddy ci viene sottratto e la nostra culla viene rovesciata. Ritroveremo l’orsetto nella lavatrice, e da quel momento il gioco vero e proprio inizierà. Per circa due ore di gioco visiteremo ambientazioni surreali ma non particolarmente spaventose, per trovare con l’aiuto del nostro compagno peluchoso degli oggetti collegati a dei ricordi felici passati insieme alla madre. Purtroppo tutto il gameplay è una versione tirata per le lunghe dei primi minuti di gioco, in cui la metà degli enigmi consistono in trovare il modo di raggiungere un’oggetto o una maniglia troppo in alto per le nostre braccine, spostando oggetti o usando cassetti come scalini. Da un certo punto in poi verremo anche braccati da misteriose figure da cui dovremo fuggire e nascondersi, proprio come in centinaia di altri giochi sulla falsariga di Slender e Outcast. Degno di nota il finale in cui viene fornita al giocatore la chiave di lettura per comprendere gli incubi del bambino, e viene rivelata la “morale”.

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Paura

Il più grande successo di Among the Sleep, è quello di riuscire a farci immedesimare in un bimbo piccolo con un sapiente uso delle proporzioni; avremo davvero l’impressione di essere piccoli in un mondo fatto per grandi, e non persone normali in un mondo gigante, come nei vecchi spot di Aldo Giovanni e Giacomo. Una delle sorprese più grandi, è lo scoprire che saremo più veloci da accucciati piuttosto che in piedi, e giustamente, visto che i bambini gattonano. È possibile anche correre sulle due gambe per brevi tratti ma ad un certo punto il protagonista inciamperà ed inizierà a gattonare, in maniera simile a come farebbe un bimbo nella realtà. Dal punto di vista psicologico, invece, impersoneremo il bambino più coraggioso del mondo. Tecnicamente il gioco apparterrebbe al genere horror, ma una grafica fin troppo colorata , ambientazioni generiche e nemici e situazioni poco spaventose, non metterà mai il giocatore in stato di ansia o di panico, ne tantomeno di confusione. Sotto questo punto di vista avremmo gradito se i ragazzi di Krillbite si fossero ispirati a titoli come American McGee’s Alice, che con poco riusciva a mettere a disagio il giocatore con le sue ambientazioni da incubo. È possibile giocare ad Among the Sleep nelle sue sezioni “paurose” come se giocassimo ad un qualunque stealth “non-fare-rumore-ma-se-lo-fai-corri-a-nasconderti”. Ad aggiungere un semplice indicatore di “panico” simile ad un normale indicatore di salute, che a seconda della situazione di ansia o di tranquillità si sarebbe alzato od abbassato, il gioco e l’immedesimazione ne avrebbe giovato non poco. Da citare, purtroppo, c’è anche uno spiacevole inconveniente tecnico: ci troveremo ad attraversare una sezione con delle bottiglie in equilibrio, e dovremo passarci in mezzo senza romperle. Se falliremo rompendone qualcuna, noteremo come il livello non venga rigenerato, ma con un vero e proprio respawn ci ritroveremo tutto come lo abbiamo lasciato al momento del game over, con le bottiglie già rotte insomma, abbassando ulteriormente il livello di sfida e la longevità del titolo.

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Conclusione

Among the Sleep è un’opera atta a far passare un messaggio, e nonostante il messaggio in questione non sia il massimo dell’originalità, riesce bene in questo scopo. Se due ore di gioco vi sembrano poche vi sbagliate di grosso, tutta la parte centrale, quella dell’incubo vero e proprio è tirata fin troppo per le lunghe, riuscendo ad annoiare nonostante la sua brevità. In un mondo perfetto Among the Sleep sarebbe durato una sola ora, e sarebbe stato distribuito con una formula “paga con una donazione a piacere” magari con una parte del ricavato devoluta in beneficenza. Purtroppo non essendo questo il caso, ci sentiamo di consigliarne l’acquisto solo in caso di uno sconto, e solo se avete tanta nostalgia della vostra infantile paura del buio, e del senso di sicurezza che vi dava abbracciare il vostro peluche preferito.

Sull'autore

Michele “Azzie"

Ho la straordinaria capacità di inventare cose che già esistono e di dire cose incredibili che diventano ovvietà pochi anni dopo. Inoltre mi piacciono i videogiochi, motivo principale per cui scrivo qui.

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