
Blue Eye Samurai – Netflix confeziona un altro prodotto quasi perfetto
Rostislav Kovalskiy 10 Gennaio 2024Animazione . Recensioni ArticoloSpider-Man: Across The Spider-Verse ci ha mostrato una netta evoluzione del mondo dell’animazione. Dopo il primo Into the Spider-Verse era difficile aspettarsi qualcosa di nuovo e poi eccolo, il film che stravolge nuovamente gli spettatori con uno stile impeccabile, conquistandoci più o meno tutti. Proprio quel Into the Spider-Verse per certi versi ha rappresentato una ventata d’aria fresca del mondo dell’animazione, non solo statunitense, ma mondiale e dopo la sua uscita i registi hanno capito che in realtà potevano giocare con uno stile originale, proprio. Quest’anno poi è stato un vero e proprio tripudio di bellezza con Tartarughe Ninja e Nimona, che mi hanno entrambi colpito non poco. E poi eccolo che esce su Netflix una serie che mi fa urlare di gioia facendomi brillare gli occhi di gioia (e sangue). Parlo di Blue Eye Samurai.

La storia di vendetta, di Mizu non ha forse molte originalità dal punto di vista narrativo, ma non importa. Il modo in cui la vicenda viene narrata resta impresso nel cuore e nel cervello. Un modo, veloce, ma che si lascia prende i propri tempi senza correre troppo, senza esagerare.
Ho apprezzato molto tutte le parti in cui la storia non viene edulcorata e viene dato libero sfogo alle personalità dei personaggi, alla loro sessualità e i loro pensieri. Si tratta di una scelta giusta per dare l’aspetto veritiero di un Giappone del passato e di un mondo che forse è molto distante dal nostro, ma forse è piuttosto simile nonostante tutto. Dopo un po’ ci si rende conto che in realtà questa né una storia che ha come protagonisti più personaggi e ognuno di questi ha le sue motivazioni per fare ciò che fa, per essere così com’è. Queste molteplici chiavi di lettura danno l’opportunità di riflettere sulla realtà che circonda Mizu, ma anche noi.
Ciò che colpisce fin dal primo frame di Blue Eye Samurai è lo stile, che risplende come un faro nel cuore della notte. Le animazioni realizzate con la grafica CGI sono fluide, con un tratto sottile e preciso ed è un piacere per gli occhi. Si tratta di uno stile di animazione non del tutto nuovo, ma funzionale, bello e parecchio fluido. Ho apprezzato ogni singolo dettaglio messo a disposizione e mi sono perso tra le bellezze di un Giappone che vive solamente all’interno della mia immaginazione.

Lo stile grafico dimostra comunque ancora una volta il desiderio di sperimentare qualcosa di nuovo, farci provare nuovamente il brivido lungo la schiena nel vedere alcune scene e di emozionarci. Perché in fin dei conti si tratta di questo, emozioni. Ho sempre amato il fumetto americano perché è una sperimentazione continua, anche in casa Marvel o DC, si sperimenta sempre con ogni autore nuovo ed è bello (o brutto) vedere la loro visione del mondo che ci stanno mostrando. Ecco, Netflix ha deciso di giocare le proprie carte con una serie di produzioni che rasentano la perfezione.
Le musiche riescono quasi sempre a catturare lo spettatore, trascinandolo nel mondo di Mizu. E così anche il doppiaggio italiano risulta essere riuscitissimo e ben strutturato, con delle voce che si adattano perfettamente ai panni che devono ricalcare.
Questo è solo uno dei tanti tasselli, dei quali parlerò a ruota libera quest’anno.
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