Alcuni fumetti devono raccontarci una storia, mostraci qualcosa di profondo e complesso facendoci riflettere sul senso della vita. Altri invece vogliono solamente farci strappare due risate, ma mostrandoci qualcosa di molto importante allo stesso tempo. Nel caso di “Ciao Mamma, Vado in Giappone” parliamo della capacità narrativa e quindi del come bisognerebbe scrivere una storia di qualsivoglia genere.

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La casa editrice Tunué ci ha abituati alla sua linea editoriale Tipitondi, dedicata a un pubblico più giovane. Ho già parlato di diversi fumetti di questa collana, ma quella di oggi è una storia talmente folle e divertente da risultare quasi fuori da ogni logica.

Dietro i testi troviamo Luca Raffaelli, che ovviamente conosciamo tutti grazie ai suoi saggi riguardo il fumetto. Le sue conoscenze del Giappone sono enormi e cosi anche l’abilità narrativa. In Ciao Mamma, Vado in Giappone, troviamo un personaggio già conosciuto all’interno del fumetto italiano, Enrichetto Cosimo.

Il giovane ragazzino si ritrova all’inizio del volume tra le braccia di Frangipane, un ragazzone alto e grosso desideroso di macchiare i propri pugni con il sangue del nemico. Un probabile problema verte però in direzione del giovane protagonista, che però dovrà fare un viaggio in Giappone per prendere tutti i volume di una serie manga con gli autografi di Shimitsu Furukawa.

Questo darà il via al viaggio nella terra del Sol Levante, ma ovviamente ad accompagnare il ragazzino ci saranno Beatrice e Polletti. Da qui bisogna smettere di raccontare la storia e occupare il restante tempo con un po’ di analisi.

La narrazione di Luca non pretende di essere realistica o semi realistica. Piuttosto, vuole semplicemente farci sorridere. Un compito difficile che non tutti riescono a portare a termine. La comicità è una delle arti più complesse e con questa storia potranno ridere sia i bambini sia gli adulti. L’amicizia che lega i ragazzi è forte ed è sempre presente in ogni parte, lasciandoci alla fine con una smielata molto piacevole.

Inutile girarci intorno però, il no sense del racconto inizia con la prima pagina e prosegue per tutto il volume. Qui arrivo alla parte iniziale di questa recensione. Grazie a questo modo di narrare è possibile vedere delle alternative alla classicità comica e soprattutto i modi un po’ diversi nel creare un mondo narrativo funzionante.

I personaggi non hanno alcuna pretesa ovviamente, ma sono ben descritti. Le loro personalità diventano chiare fin dalle prime pagine e alla fine si finisce per affezionarsi a questi ragazzini cosi irriverenti e pazzi.

Lo stile di Enrico Pierpaoli riesce a raccontare in modo folle, da vero fuori di testa questa storia. I dettagli nelle vignette non sono eccessive, ma abbastanza da far piacerci ogni sua parte. I fondali hanno sempre un loro perché e tutto sembra essere stato creato in modo sano e genuino. Distinguere i personaggi risulta essere una cosa facile e alla fine grazie ai colori pastellati si finisce per innamorarsi di tutto il mondo attorno a noi.

Autore

r.kovalskiy@havocpoint.it

Un non troppo giovane appassionato di tutto quel che ruota attorno alla cultura POP. Vivo con la passione nel sangue e come direbbe Hideo Kojima "Il 70% del mio corpo è fatto di film".

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