Ghostwire: Tokyo

Quest’anno è davvero importante per le console di nuova generazione e Sony sta tentando sparare delle cartucce veramente pesanti in questo periodo. Dopo alcuni titoloni come Horizon Forbidden West e Gran Turismo 7, ecco il videogioco che probabilmente tra un po’ vedremo anche su Xbox, Ghostwire Tokyo. Un horror game sviluppato dai ragazzi di Tango Gameworks, conosciuti per la serie The Evil Within. Dopo aver affrontato l’avventura, eccomi a parlarvene senza alcun pelo sulla lingua.

All’interno di Ghostwire Tokyo impersoneremo un giovane di nome Akito. Egli è uno come tanti altri, ma gli eventi del gioco lo cambieranno per sempre, visto che vedrà un mondo diverso dal solito e soprattutto popolato da degli spiriti malvagi.

Durante il suo tragitto verso l’ospedale, dove si trova la sua sorella malata, Akito si ritroverà a essere l’unico sopravvissuto di tutta la città. Un evento soprannaturale farà difatti scomparire tutte le persone, tranne ovviamente alcuni fortunati (o sfortunati). Lo spirito di KK aiuterà però il giovane a restare in vita e si legherà al suo corpo. In quest’ottica, i due dovranno convivere in modo difficile, cercando di salvare il salvabile e di far tornare il mondo come lo era prima.

Ghostwire: Tokyo

In quest’ambiente la storia gioca un ruolo fondamentale. Nonostante non brilli per l’innovazione, la presa sul giocatore è parecchio elevata. Gli sviluppatori utilizzano i classici temi dell’horror giapponese per incutere terrore e per far riflettere. Se amate i vari J-horror, allora troverete pane per i vostri denti, senza alcun’ombra di dubbio. I personaggi presenti nel gioco sono comunque ben caratterizzati e riusciranno a stupirvi senza  problemi.

La sua struttura in prima persona è stata messa in dubbio più di una volta, ma con un publisher come Bethesda, potevamo respirare più tranquillamente. Eppure, questa struttura funziona praticamente sempre. L’esplorazione del mondo in questo modo è facilitata e ovviamente aiuta anche a tutta la gestione del hardware. Non avere un intero personaggio da gestire facilità non di poco le cose.

Potremo utilizzare tre diversi poteri, che ci permetteranno di fare di tutto e di più. Insomma, si tratta di combattimenti già visti molte volte, ma in ogni caso, il divertimento è assicurato. Man mano che saliremo di livello, avremo dei punti da spendere in vari rami dell’albero della abilità. Queste scelte saranno influenti solo in parte in quanto anche senza alcuna modifica potremo andare avanti tranquillamente. Con poche accortezze potremo addirittura finire tutto il gioco senza migliorare l’albero.

Ghostwire: Tokyo

L’altra arma che potremo impugnare è un arco. Divertente, ma troppo noioso per essere considerato un modo continuativo d’affrontare i combattimenti. A dare un po’ di pepe ci penseranno i nemici, che si riveleranno complicati, tosti e aggressivi. Le loro abilità potranno porre fine alle nostre sofferenze piuttosto in fretta ed è per questo che dovremmo utilizzare di più i poteri e non l’arma comune.

L’esplorazione sarà tanto importante, quanto noiosa in certi punti. Questo perché non ci sarà un vero motivo per andare lontano dalla strada che porterà alla fine della missione. Non c’è alcun input che ci spingerà ad andare oltre il classico percorso.

Graficamente Ghostwire Tokyo è più che piacevole da vedere. La nuova generazione di console riesce a dare una vera spinta al gioco grazie alla massima risoluzione e ai modelli poligonali parecchio realistici. Anche gli ambienti godono di una qualità dei dettagli incredibili. A tratti sembra quasi di vedere un film, soprattutto negli ambienti chiusi. Questo è forse il lato più bello dell’intera produzione e dimostra come una costruzione ricercata conquisti più di un mondo ben strutturato.

L’avventura vi porterà via una quindicina di ore, ma è piuttosto rigiocabile come gioco.

Ghostwire: Tokyo

Autore

Nato già con il pad in una zampa e un fumetto nell'altra. Si dice che sia stato allevato da Kojima in persona, ma altre voci parlano di Nolan Bushnell. Come Lobo, odia i bravi ragazzi e tutto ciò che è decente, ma adora le belle donne (come Lobo). Polemico e acido, ma anche gentile e morbidoso. È qui per dire la sua... su tutto e tutti.

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