Iron Danger – Recensione

Ci sono situazioni che magari una serie, oppure un videogioco in stand alone, non gli dai neanche più di tanta attenzione poi quando lo hai tra le mani lo ami come non mai prima d’ora ( a me è capitato con Mass Effect 2, Dead Space e a recentemente con la serie di Persona), mentre altri non ti piacciono per qualche motivo legata all’esperienza con quel gioco. Tendenzialmente non riesco ad odiare qualcosa in quanto, dietro ce il lavoro di un gruppo di persone che si sono impegnate nel realizzarlo.

Però Iron Danger non mi è piaciuto, ultimamente ci sono casi in cui le esperienze che ho cominciato non mi hanno garbato per qualche motivo. Il gioco l’ho provato su Xbox Series X, disponibile anche per Playstation 4 e PC, ma non è riuscito ad entrare in una delle mie liste dei giochi che mi piacciono perché ho trovato una moltitudine di caratteristiche che, ibridate le une alle altre, hanno reso l’esperienza un po’ confusa secondo il mio punto di vista.

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Una realtà fantasy

La storia è estremamente interessante ambientata in una realtà fantasy di stampo dark fantasy, nella quale le vicende ruotano attorno alla figura e protagonista di Kipuna una ragazza che vive insieme alla madre in un villaggio di pescatori. Un giorno questo luogo viene attaccato da una forza misteriosa, che si scopre che è l’esercito di Northerland intenzionato di conquistare nuove terre.

Siccome le truppe assediano della città marittima, lo ricordo perché sarà importante ai fini della trama, la fuga tramite una imbarcazione sembra l’unica opzione per Kipuna accompagnata da un suo amico. Nel tragitto verso un area maggiormente protetta del porto, la protagonista sarà vittima di un esplosione e il pavimento al di sotto dei suoi piedi cede facendola poi cadere inevitabilmente verso la morte.

Sembra la fine per il giocatore che dopo neanche 5 minuti vede perire la protagonista, eppure la manifestazione spiritica di Aurolith compare aiutando Kipuna nel riavvolgere il tempo, come forma di ringraziamento per la liberazione. Successivamente si riuscirà a fuggire grazie all’aiuto del fabbro Topi, che l’accompagnerà verso un luogo che può aiutarla nell’utilizzare e capire questo suo potere, da qui inizierà la nostra storia.

Un ibrido fra più generi

Magari sarò uno dei pochi, in questi contesti sono sempre quasi isolato, che non è piaciuto ma perché dico questo? Se dal lato grafico, che ne parleremo in seguito, è all’altezza e la storia mi ha intrigato non si può dire invece – per il sottoscritto per lo meno – del gameplay. Di ibridazioni di diversi generi ne abbiamo visti e conosciuti in diverse occasioni come il GDR Action Dragon Age 2, l’RPG e Sparatutto in prima persona Bioshock fino a conoscere sempre un altro sparatutto in prima persona con meccaniche tattiche viste in Brothers in Arms.

Perché ricordo questi giochi? Che no ce niente di sbagliato nel sperimentare, com’è successo con Iron Danger però non mi ha divertito minimamente. In quanto si cerca – secondo me facendo perdere tanti aspetti – di unire le meccaniche del mondo di Diablo con quello dei giochi a turno, rendendo il gameplay parecchio statico quando invece vorresti avere la libertà di movimento anche quando ( come succede spesso e volentieri) la situazione si catapulta nel combattimento più puro.

Perché dico questo? Semplicemente per muoversi saranno presenti le meccaniche classiche di ogni videogioco, tipico del mondo Diablo ossia visuale isometrica dove la levetta sinistra permette di spostare il personaggio, mentre la levetta di destra serve per manovrare la telecamera. Ma quando ci saranno delle situazioni nella quale dobbiamo eseguire delle azioni, qui la situazione diventa un pochettino caotica in quanto non sappiamo esattamente che fare, sopra tutto nel fatto che l’intero mondo si muove quando lo facciamo noi.

Un mondo in costante mutamento o quasi

Ogni area è diversa in base a ciò che dobbiamo fare, sostanzialmente ci sono due macro gruppi divisi rispettivamente in aree da combattimento e zone da risolvere degli enigmi. Partiamo dalla seconda perché è la parte che secondo me funziona, ed è anche divertente, dove interpreteremmo principalmente Kipuna che deve risolvere alcuni mini-giochi con il gap dell’avanti e indietro e utilizzare alcune carte per le azioni.

Le carte per le azioni sono divise rispettivamente in attacco ( fisico oppure magico asseconda del personaggio), aspettare e deviare qualcosa in base a cosa ci viene lanciato addosso come un dardo di una balestra, una magia oppure qualcos’altro. Perché dico che non è facile parlare della lotta? Per un motivo molto semplice, non mi piace dover scegliere le azioni e se sbaglio ritornare indietro nel tempo per metterci una pezza.

Di per se funziona però sul lungo andare risulta ripetitivo, sopra tutto quando senti il bisogno di sentirti libero nel combattere contro un altra entità ( benevola o negativa che sia). Per questa ragione non mi è piaciuta per quanto è un idea interessante, in quanto il gioco non è perennemente in movimento come siamo abituati, come ho già accennato, perché le azioni degli NPC e dei personaggi principali, secondari e antagonisti hanno un peso nella macrostruttura del gioco.

Non è un gioco ma un disegno interattivo

Graficamente è realizzato in modo estremamente bene e mi piace il contrasto fra il mondo dark e quello soleggiato, ovvero quello del regno di Notherland che hanno armature che ricordano banalmente le corazze dei cattivi di Dragon Age, ossia neri o comunque tendenzialmente sullo scuro. Mentre per il lato dei buoni hanno dei colori sgargianti, con sfumature che sembrano realizzate con il pastello ma in formato digitale.

Questo contrasto grafico è davvero molto bello ed è compagnato da un sound molto accurato, con effetti sonori che non vengono buttati a caso e sono posizionati molto bene. Il doppiaggio è realizzato molto bene però ce da segnalare, non so il motivo, che sono presenti diverse lingue ( tra cui anche il coreano, il turco e il polacco) ma non l’italiano e speriamo che ci sia un aggiornamento che venga inserita anche la nostra lingua.

Le musiche sono davvero belle e riescono a seguire molto bene le vicende della storia, mantenendo l’attenzione del giocatore lungo tutto il tragitto della narrativa. Togliendo probabilmente due mie piccole lamentele, che sono solo due punti di vista, il gioco gode di alcuni aspetti buoni ma che nel corso del tempo non sono riusciti a centrare il mio modo di giocare abituale però sono sicuro che molti di voi riusciranno a divertirsi.

Iron Danger
  • 6.5/10
    - 6.5/10
6.5/10

Commento Finale

Titolo dalle buone potenzialità e da un ottimo comparto grafico, non è riuscito a convincermi con delle meccaniche ibridate le une alle altre che ho trovato confuse. Sicuramente il comparto tecnico è interessante per chi cerca qualcosa di nuovo, sopra tutto per chi ama la tattica ibridata con il mondo della moda Diablo-Like ossia avere diverse caratteristiche e utilizzarle al momento giusto però indirizzate verso una realtà un po’ confusa ma interessante.

Sull'autore

Giacomo Lambertini

Cresciuto con pane, videogiochi e fumetti cresce con una voglia smisurata di raccontare ciò che più gli appassiona a chiunque.