
Essere un eroe è un mestiere complesso. E fin troppo pericoloso. Questo, ormai, lo sappiamo tutti. Ma prova a immaginare di essere un cane, atterrato su un pianeta sconosciuto, senza capire dove sei e senza sapere se rivedrai mai chi ami. Ecco, Krypto: L’ultimo Cane di Krypton mi ha stretto il cuore proprio per questo. È una storia drammatica, ma ricca di piccoli insegnamenti che restano addosso molto oltre l’ultima pagina.
Ryan North racconta la vita del celebre cane di Superman, dagli ultimi giorni su Krypton fino al suo arrivo sulla Terra. Un viaggio fatto di paura, smarrimento e speranza, in cui il destino sembra divertirsi a metterlo continuamente alla prova. Non c’è nulla di scontato in questa origin story: North sceglie di raccontarla dal punto di vista di chi, di quell’universo, non capisce le regole, non parla la lingua, non ha strumenti per difendersi se non l’istinto e la fedeltà.
Il fumetto parla soprattutto di altruismo. Perché essere un eroe non significa non avere paura. Significa scegliere di fare la cosa giusta nonostante la paura, la fame, la solitudine, e persino dopo essere finiti nelle mani delle persone sbagliate. È questo che rende Krypto qualcosa di più di un semplice supercane: è un personaggio che sceglie, ripetutamente, di fidarsi ancora, di proteggere ancora, di amare ancora — anche quando avrebbe tutte le ragioni per non farlo più.

C’è poi il tema della perdita. Quella di chi amiamo e di ciò che siamo costretti a lasciarci alle spalle. La vita di Krypto è un continuo vagabondare: qualche carezza, molti schiaffi, e la costante ricerca di qualcuno da poter chiamare famiglia. Ed è difficile non ripensare ai tanti animali che, ogni giorno, aspettano soltanto un posto da chiamare casa. Perché gli animali non sono giocattoli. Sono compagni di viaggio che scelgono di fidarsi di noi, e quella fiducia, una volta data, andrebbe onorata — nel fumetto come nella vita.
Mike Norton accompagna tutto questo con un tratto delicato, espressivo e ricco di emozione. Le sue tavole riescono a raccontare moltissimo anche nei momenti di silenzio, quando le parole si fermano e resta solo lo sguardo di un cane che cerca di capire il mondo che lo circonda. I colori di Ian Herring donano al volume una sensibilità che amplifica ancora di più ogni emozione, accompagnando il lettore da un pianeta che esplode a un cielo terrestre che, per la prima volta, promette qualcosa come una casa.
Alla fine, quello che resta di Krypto: L’ultimo Cane di Krypton non è tanto la parabola di un supereroe, quanto quella di chiunque abbia dovuto ricominciare da capo, in un posto che non riconosce, portando con sé solo la propria fedeltà e la speranza di trovare, prima o poi, qualcuno pronto a ricambiarla.

