Neko no Otera no Chion-san

Ci sono opere che non urlano. Che non cercano di sorprenderti a tutti i costi, non inseguono il colpo di scena, non costruiscono tensione artificiale per tenerti incollato alle pagine. Neko no Otera no Chion-san di Makoto Ojiro è esattamente questo: un manga che sussurra, che procede con il passo tranquillo di chi sa di avere qualcosa di vero da dire e non ha fretta di dirlo. È stata la mia lettura komorebi — quella luce filtrata tra le foglie che scalda senza abbagliare — e anche se qualche piccola cosa mi ha fatto storcere il naso, resto convinto che sia un’opera delicatissima e preziosa, da scoprire con calma.

La storia ruota attorno a Chion e Gen, due cugini alla lontana che finiscono per vivere sotto lo stesso tetto — quello del tempio del nonno di Chion, in una piccola provincia giapponese. Sul come e perché ci siano finiti insieme, come disse Ted Lasso, non bisogna essere giudicanti. E quindi non lo sarò. Quello che conta è l’atmosfera che Ojiro costruisce intorno a loro: la quiete del tempio, il ritmo lento delle stagioni, la provincia con i suoi silenzi e le sue piccole cerimonie quotidiane. Un modo di vivere che le grandi città hanno dimenticato e che il manga restituisce con una dolcezza rara.

Neko no Otera no Chion-san

Ma Neko no Otera no Chion-san non è solo uno slice of life contemplativo. È anche un breve trattato sulla gentilezza, sul rispetto degli spazi altrui, sul valore di ciò che si costruisce senza fretta. Chion e Gen imparano a conoscersi, a fidarsi, a creare qualcosa di fragile e prezioso insieme. E lo fanno nel modo più silenzioso possibile.

C’è un altro tema che percorre il manga con discrezione: le amicizie nate quasi per caso, coltivate lontano dai banchi di scuola, fuori dai contesti in cui di solito ci relazioniamo. Quelle che crescono negli spazi in mezzo, nelle ore libere, nei momenti in cui non stiamo recitando nessun ruolo. E poi c’è il saper lasciar andare. Quando il destino sembra dirti che è arrivato il momento di cambiare i binari, che un percorso bello e vero ha comunque una fine. Ojiro lo racconta senza dramma, senza lacrime facili. Con la stessa delicatezza con cui ha costruito tutto il resto.

Il tratto di Makoto Ojiro è una gioia per gli occhi. Linee morbide, espressioni precise, una capacità di trasmettere emozioni attraverso uno sguardo o un mezzo sorriso che molti manga più ambiziosi si sognano. I personaggi parlano pochissimo quando non serve. Il loro silenzio, a volte, diventa rumoroso — nel senso più intimo e positivo del termine. È un linguaggio visivo costruito con pazienza, che richiede al lettore la stessa lentezza con cui la storia è stata pensata. E ne vale ogni momento.

Neko no Otera no Chion-san

Autore

Un non troppo giovane appassionato di tutto quel che ruota attorno alla cultura POP. Vivo con la passione nel sangue e come direbbe Hideo Kojima "Il 70% del mio corpo è fatto di film".

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