Prison School

Finalmente, l’arco più controverso di Prison School si è fatto vivo, mostrando tutte le potenzialità dell’opera. Affrontando i problemi di una Chiyo che è incerta persino sull’essenza stessa della sua identità, Kiyoshi, Mari e gli altri si preparano ad affrontare direttamente il nuovo comitato studentesco, escogitando piani perversi e, volendo, deliranti.

Opinioni e commenti

Frammentata in tante piccole sottotrame in un unico filone, la storia procede comunque in modo piuttosto lineare, senza lasciare buchi da riempire in seguito e usando tutta la sua grinta per creare situazioni erotiche e al limite della perversione.

Come detto nella recensione precedente, ciò che mi aspettavo da Prison School era un’evoluzione psicologica credibile da parte dei personaggi. Tale richiesta è stata in buona parte accolta, visto che soprattutto il personaggio di Risa è stato particolarmente spolpato, unendolo a quello di André, diventato a dir poco ripugnante.
Ma è proprio quel suo essere ripugnante a stimolare Risa, che scopre i suoi feticismi e quelli di André, applicandoli al meglio e cercando di prendere il posto di Meiko, l’ex vice-presidentessa del consiglio studentesco segreto. Sono stato particolarmente colpito da come Akira Hiramoto abbia trattato con onestà i due ormai innamorati, aggiungendo un’enorme dose di grottesco che spezza i colori altrettanto aggressivi dell’ecchi, che comunque continua a essere sempre più spinto.

Anche la relazione fra Kate e Mari inizia a essere sempre più chiara, non solo grazie ai flashback, ma anche a varie situazioni sempre di natura erotica con Mari in primo piano. Era palese che Kate fosse rimasta “incantata” dall’uroboro accidentale di Kiyoshi e Mari, ma nonostante questo l’evoluzione del rapporto fra le due ragazze è riuscita comunque a sorprendermi. Ormai abbiamo capito che in Prison School non esiste praticamente niente di puro. Forse l’unica eccezione, paradossalmente, è Hana.

Sì, è vero che vuole fare e farsi fare pipì addosso da Kiyoshi, ma nonostante l’atto in sé il suo atteggiamento nei confronti sia di lui che degli altri tradisce una purezza inaspettata, che mette in luce diversi lati della sua personalità. Alla fine, Hana si dimostra vittima della sua innocenza e dell’eccessiva brutalità di un mondo narrativo fin troppo spinto, che la porta a essere sempre più confusa. Questa confusione riesce a mettere in dubbio la sua cognizione di giusto e sbagliato, sfociando in scene particolari con Kiyoshi che, di fatto, è anch’egli vittima degli eventi. Nonostante tutto, penso che la loro coppia sia la più giusta e sensata, fra le varie relazioni amorose.

E’ certo che le scene comiche non siano mai mancate in Prison School, anche se la loro efficacia raggiunge il suo picco nel primo arco narrativo, ad oggi il migliore in tutta la serie. In ogni caso, l’assurdità e la demenzialità stessa delle situazioni riesce a portare avanti l’impronta umoristica del manga, evitando che le troppe scene ecchi stucchino il lettore. Come già detto più volte, i disegni aiutano molto anche le scene stesse, aiutate da una regia che funziona sempre, in qualsiasi situazione. Probabilmente, se l’autore in futuro scrivesse un’opera più terra terra e meno fuori dalle righe, probabilmente sarebbe un successo ancor più grande. Non sarebbe male vederlo affiancato a uno sceneggiatore di talento, come potrebbe essere NisioIsin, che in qualche modo è piuttosto affine alla mentalità dell’autore.

Prison School ha sicuramente una marcia in più rispetto ai manga del suo genere, è innegabile. Quello che deve fare lo fa molto bene, riuscendo in tutti i suoi obiettivi. Non riesce a essere un’opera di grande qualità, perché alla fin fine anche a causa del suo genere manca di profondità, nonostante ci provi. Rimane una lettura molto piacevole. Speriamo solo che il finale soddisfi.

Autore

Dare la propria opinione è importante. Ascoltare quella degli altri lo è anche di più, del resto, due teste funzionano meglio di una, anche se vanno in contrasto.

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