Diventare uno sceneggiatore o scrittore è il sogno nel cassetto di tantissimi giovani. Per riuscire a scrivere una storia o una sceneggiatura, però, non basta pensare a una storia. Servono tecnica e varie capacità che spesso non è possibile avere senza un minimo di studio. Per fortuna, il mestiere dello sceneggiatore ha dalla sua diversi manuali interessanti e in questa recensione ve ne presento uno che merita di stare a casa di ogni aspirante scrittore o sceneggiatore. Si tratta della nuova edizione ampliata di Professione sceneggiatore – Strutture e strumenti per scrivere storie di Sergio Badino ed edito dalla casa editrice Tunué.

Il libro è un ricettario di idee, consigli e guide per intraprendere il mondo della scrittura e della sceneggiatura. Ogni step viene affrontato uno dopo l’altro, ma qui bisogna ricordare ciò che disse Brian Micheal Bendis all’interno del suo saggio. Bisogna scrivere con l’intento di far vivere alle persone delle storie fantastiche. Dovete scrivere perché avete qualcosa dentro e non per la mera questione economica. Perché non diventerete mai dei milionari con la scrittura. Non in questa vita almeno.

Il saggio parte con una prefazione di Sandrone Dazieri piuttosto interessante che esamina il ruolo dello sceneggiatore e l’idea che il pubblico ha di questo. Viene evidenziato inoltre il passaggio degli scrittori dal cinema alla televisione e quindi il cambio del linguaggio stesso.

È proprio il linguaggio delle storie a essere il primo capitolo e spiega in breve questo importante pilastro da superare. Spiega in breve cosa dovrebbe fare un aspirante scrittore o sceneggiatore, ma anche l’importanza della storia all’interno delle opere televisive, cinematografiche, fumettistiche e ovviamente videoludiche. Il media più moderno si è infatti evoluto in modo incredibile in un breve tempo.

Si passa poi da diversi concetti logici fino al taccuino delle idee. Qui si parla inizialmente della visione che ha il mondo dello sceneggiatore e scrittore. Idea nata soprattutto grazie ai film e le serie tv, dove questi professionisti sembrano dei ricchi e spensierati uomini d’affari che perdono le giornate con altri artisti. Vengono messe a disposizione alcune spiegazioni e consigli, tra cui quello di avere sempre a portata di mano un taccuino dove annotare ogni minima idea.

Cover di Professione sceneggiatore: Strutture e strumenti per scrivere storie

Alcuni consigli sono molto simili a quelli che ho sentito all’interno del masterclass di Neil Gaiman, a dimostrazione che sono regole universali.

Le parti più grandi sono quelle dedicate alla sinossi, che comprende tutte le parti da rispettare e da tenere presenti durante la scrittura. Infine si arriva alla sceneggiatura, divisa in quella per il fumetto e il cinema. In questo caso al lettore vengono dati degli esempi di scrittura. L’autore spiega come impostare le scene in modo tale da creare un senso di guida giusto e quelle sottili, ma sostanziali differenze che intercorrono tra il fumetto e il cinema.

Infine si va verso la narrativa, in cui si spiega gestire il punto di vista della scrittura, una parte molto importante e spesso sottovalutata dagli scrittori esordienti. Altresì vengono date delle linee guida precise che ognuno di noi dovrebbe leggere.

La parte interessante di questo libro è sicuramente il suo linguaggio. In Professione sceneggiatore – Strutture e strumenti per scrivere storie Sergio Badino parla al lettore senza mezzi termini. Spiega quelli che sono i tratti migliori di questo mestiere, ma anche quelli più duri. Ovviamente il consiglio mio è quello di scrivere sempre e comunque. Scrivere ogni giorno senza mai fermarsi.

L’ultima pagina di Professione sceneggiatore: Strutture e strumenti per scrivere storie è vuota e a righe, ma ovviamente un vero lettore sa come riempirla in brevissimo tempo. Personalmente mi sarebbe piaciuto vedere una copertina rigida per una migliore conservazione.

Autore

r.kovalskiy@havocpoint.it

Un non troppo giovane appassionato di tutto quel che ruota attorno alla cultura POP. Vivo con la passione nel sangue e come direbbe Hideo Kojima "Il 70% del mio corpo è fatto di film".

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