Dopo un esordio deludente, abbiamo giocato a Give no Shelter, il secondo dei tre episodi dedicati a Michonne, uno dei personaggi più amati di di The Walking Dead. Riuscirà Telltale a recuperare dopo gli errori dello scorso episodio?

Poco più di un telefilm

Se la scarsissima longevità dell’episodio precedente era uno dei problemi maggiori di In Too Deep, beh, continua ad esserlo, anzi la situazione peggiora ulteriormente in Give No Shelter, meno di un’ora per arrivare alla (bella) canzone dei titoli di coda. Ci sono un paio di momenti interessanti, soprattutto la sezione iniziale, e le dinamiche che portano alla difficile decisione finale. Inoltre nonostante il poco tempo, alcuni personaggi riescono a svilupparsi meglio, rispetto all’episodio precedente, e fa pensare come questa delineazione avvenga in un episodio più denso di azione rispetto al precedente. Niente di eccezionale comunque, soprattutto rispetto agli standard di Telltale, e poi c’è un altro problema…

Bentornati negli anni ’80

Le serie Telltale sono ovviamente basate molto sulla narrazione e poco sul gameplay, anche per questo noi, che ci teniamo moltissimo a recensire i giochi senza spoilerarne il contenuto, evitiamo assolutamente di rivelare troppe informazioni a proposito di quest’ultima, ma se per esempio, un gruppo di inseguitori riesce a decimare un gruppo di vaganti centrandoli quasi tutti alla testa, sparando da una piccola imbarcazione a tutta velocità dal bel mezzo di un banco di nebbia da almeno una cinquantina di metri, e poco dopo quello stesso gruppo di supercecchini, sparando con i piedi saldamenti a terra , manca ripetutamente un gruppo di fuggiaschi che appesi come salami, tentano di scalare un traliccio dell’alta tensione, a non più di una ventina di metri, a chi gioca sorge spontaneo il dubbio di essere preso in giro. Altra delusione in Give No Shelter è stata quella di vedere Michonne alle prese con il trucco, visto nel fumetto e nei telefilm, di portare al guinzaglio due vaganti senza mandibola, dinamica che per come è usata nell’episodio, non ha assolutamente senso agli occhi di chi conosce bene la serie originale. L’impressione generale è che per allungare il poco brodo, i game designer abbiano farcito il tutto di luoghi comuni presi dai film degli anni ’80, dove la fortuna si allea con chi ha idee stupide e bizzarre, e i proiettili colpiscono solo chi fa comodo ai fini della trama.

Un lume in fondo al tunnel

Anche stavolta però l’episodio si conclude sul più bello. Come già accennato, le dinamiche che portano alla scelta di fine episodio sono rappresentate molto bene, e siamo davvero curiosi di scoprirne gli sviluppi. Nonostante la doppia delusione dei primi due episodi, The Walking Dead: Michonne, ha ancora spazio di manovra per emergere e diventare un gioco interessante, ma per ora, anche se dei miglioramenti ci sono stati, non ce la sentiamo di dare la sufficienza all’episodio. Give No Shelter manca il bersaglio, ma è comunque un tentativo migliore del suo predecessore.

Autore

r.kovalskiy@havocpoint.it

Un non troppo giovane appassionato di tutto quel che ruota attorno alla cultura POP. Vivo con la passione nel sangue e come direbbe Hideo Kojima "Il 70% del mio corpo è fatto di film".

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