The Witcher 3: Wild Hunt – Recensione

Fin dalla sua prima comparsa The Witcher 3 fu capace di scatenare un hype incredibile attorno a se portando non solo i fan della saga ad attenderne l’uscita, ma anche i neofiti che non conoscevano questo titolo. Ogni video, ogni informazione e ogni immagine creava dei dibattiti e delle discussioni interminabili con tanto e gli sviluppatori, CD Projekt RED, erano sempre investiti di grande rispetto, ammirazione e fiducia. Quest’ultima infatti era la forza portante della software house, che grazie ai precedenti titoli si guadagno una pressoché totale fiducia e rispetto e questi due fattori non erano volti in un unico senso, ma erano reciproci e alla fine gli sviluppatori hanno ringraziato gli acquirenti per l’acquisto anche con un biglietto contenuto nella confezione del gioco. Il mondo descritto dalla sapiente mente di Andrzej Sapkowski è quindi pronto per essere messo in pasto ai giocatori, vogliosi di guidare lo strigo in questa nuova epica avventura. Sarà stato capace The Witcher 3 a mantenere le promesse e a regalarci un nuovo capolavoro fantasy dotato di un’immensa struttura open world? Scopritelo nella nostra recensione.

Le questioni irrisolte

Andrzej Sapkowski riuscì nel suo intento, creare una serie di racconti ambientati in un mondo fantasy capaci di dare una scossa alle attuali saghe fantasy. Gli intrecci politici ed emozionali che legavano i vari personaggi erano uno dei punti di forza di un mondo cupo, crudele e dipinto come se fosse reale. Nella trasposizione videoludica dei racconti, The Witcher, il giocatore impersona lo strigo Geralt di Rivia, un cacciatore di mostri dotato di abilità sovrannaturali e anche in The Witcher 3 sarà sempre lui l’impavido protagonista. La storia è ambientata diversi mesi dopo l’epilogo degli eventi del secondo capitolo, che vedeva il nostro protagonista scontrarsi contro Letho e il nord essere conquistato dalle forze di Nilfgaard.Geralt di Rivia si divide finalmente dal suo legame sentimentale con la strega Triss Merigold, per riprendere la sua relazione con Yennefer (eh sì, il nostro strigo è un vero rubacuori), ma è un’altra donna a preoccuparlo. Ciri, una ragazza dal passato travagliato che lo strigo ha preso sotto custodia e che è diventata quasi come una figlia. Ella nonostante i suoi allenamenti, che la resero molto forte, non fa parte della del ramo dei witcher. Nella sua ricerca Geralt non sarà mai da solo, ma anzi, verrà accompagnato da quei personaggi che i fan della saga si sono abituati a vedere, ossia il nano Zoltan e il bardo Dandelion. Pare lapalissiano che non si tratta degli unici compagni, ma sono tra i principali compagni dello strigo.
Tutta la ricerca della “figlia” di Geralt è però solo il coperchio che racchiude un vaso di pandora, fatto di intrighi politici, economici e soprattutto, umani. La politica è da sempre stato uno dei più importanti pilastri di tutta la saga e ogni regno viene descritto con le proprie leggi, le proprie tradizioni e una propria storia. La vita delle persone comuni spesso viene evidenziata col dolore, la sofferenza e spesso con una crudezza quasi spietata. Come in ogni gioco, film o libro, anche in The Witcher 3: Wild Hunt c’è un nemico ben caratterizzato, “La Caccia Selvaggia”. Trattasi di un gruppo di nemici in grado di trasportarsi da una dimensione all’altra per portare il caos. Questa scelta dello scrittore di inserire “La Caccia Oscura” non è casuale e vede in questo l’amore pre il folklore, nel quale racchiude le sue radici.
Nonostante la storia sia davvero interessante e incredibile, ciò che ci sorprende è la quantità di missioni secondarie e della loro qualità. Non solo The Witcher 3: Wild Hunt è pieno di secondary quest, ma spesso e volentieri queste conquisteranno il giocatore con una verve che potrebbe addirittura surclassare quella primaria. Una potenza narrativa in pieno stile di Andrzej, il cui animo sembra essersi legato in modo indissolubile alla sua creatura. I dialoghi poi sono maturi, seri e scritti in modo cosi realistico da risultare fuori dal comune. La sensazione che da questo gioco è infatti quella di un faro che illumina mare durante la notte, guidando i navigatori verso la salvezza. Anche in questo capitolo è stata data una grande importanza alla componente sessuale, sempre presente nella saga. Il nostro Geralt potrà infatti unirsi in degli incontri amorosi con tantissime fanciulle e anche se non si tratta di una feature di primaria importanza, è sempre bene sottolineare questo aspetto. E’ interessante soprattutto il lato umano dello strigo, che in questo capitolo esce timidamente allo scoperto per mostrarsi a noi. L’amore paterno verso Ciri, lo porta a fare tante follie e la stanchezza si fa pian piano sentire.

Non è facile quantificare la grandezza di questo titolo. Tanti sono i fattori che potrebbero compromettere la vostra esperienze di gioco (in positivo, sia chiaro), ma possiamo assicurarvi che non ci spenderete meno di 30-40 ore e i più appassionati potranno arrivare alle 100 ore senza grosse difficoltà. Infondo le missioni sono davvero tantissime e le cose da fare si trovano sempre.

Al galoppo!

The Witcher 3: Wild Hunt partì con delle premesse incredibili, ossia, un mondo vasto, vivo e realistico. Ad ogni trailer vedevamo dei nuovi scorci di quel mondo cupo, popolato da creature selvagge e talvolta recalcitranti. Per fortuna le premesse e le promesse sono state mantenute e acceso il gioco ci siamo trovato in un luogo talmente grande da farci credere di trovarci realmente in un luogo vero e popolato da persone reali. La sensazione è infatti proprio questa, un ecosistema digitale in cui ogni cosa si muove con un raziocinio grazie alla sapiente programmazione degli sviluppatori di CD Projekt RED.
Durante il proseguimento del titolo vedremo tanti paesaggi diversi e ogni luogo non sarà mai spoglio. Visitare le città sarà quasi come tuffarsi in un’epoca che ormai non ci appartiene e passeggiarci per vedere come abitava la gente. Una grandissima cura è stata posta alla creazione delle varie città e della lingua e troveremo diversi modi di parlare in diverse città. Si tratta di un lavoro mastodontico anche solo dal punto di vista linguistico, ma gli sviluppatori si sono addentrati oltre. Al livello architettonico si sente un certo nazionalismo (inteso nel suo miglior senso) degli sviluppatori. I palazzi e le case ricalcano fedelmente quelli che possiamo trovare ancora oggi in molti paesi dell’est. Case di legno costeggiano delle vie battute da contadini e da viandanti tra le foreste e fiumi. Anche le città hanno il classico stile del nord e dell’est Europa. Ovviamente si tratta del rispetto nei confronti dello scrittore, che ha sempre descritto un mondo simile al proprio e ha spesso utilizzato dei nomi traducibili in polacco o russo.
Percorrere tutte le lande della mappa non sarà facile e per farlo avremo a disposizione dei piccoli escamotage. Uno di questi è la nostra giumenta, fedele e nobile destriero che ci porterà dove vogliamo, senza chiedere nulla in cambio e che spesso ci salverà la vità dai predoni. Potremo altresì utilizzare una barchetta e solcare le acque, sempre in costante movimento, mai ferme. Dopo aver trovato un luogo potremo raggiungerlo in qualsiasi istante utilizzare il viaggio veloce, analogo a quello presente in praticamente tutti gli open world. La mappa di gioco è davvero enorme e possiamo dirvi che si tratta di uno dei più vasti mai visti. A farlo diventare reale ci pensa anche il cambio atmosferico. Il clima muta in modo casuale, cambiando anche la percezione che abbiamo del mondo digitale che esploriamo.

Impariamo a muoverci

La saga dedicata alle avventure dello strigo non è stata molto fortunata dal lato della giocabilità. Il primo capitolo è famoso per essere piuttosto sfortunato e che grazie alla sua macchinosità non ha riscosso il successo meritato. Il secondo capitolo ha cambiato totalmente l’approccio con il mondo di gioco, creando un GDR di stampo classico con la vista in terza persona da dietro e con i combattimenti più lenti e ragionati. Il terzo capitolo prende tutto ciò che c’era di buono nel secondo, ma riprende anche tutti i suoi difetti, ne amplia la velocità e ci spedisce dritto verso il nemico. Il sistema di combattimento è rimasto pressoché invariato rispetto al precedente capitolo infatti e ciò potrebbe risultare piacevo e spiacevole al tempo stesso. Il parco mosse nonostante troverà presto i suoi limiti e le vere combo saranno dettate dal miscuglio delle mosse con la lama e le magie. Come nei precedenti capitoli infatti, sarà possibile utilizzare le magie dello strigo per annientare il nemico che ci si para davanti. I segni, ossia per l’appunto le magie, non possono essere utilizzate unicamente per lo scopo offensivo, ma anche per quello difensivo o per intrappolare il nemico. Oltre a questo ci saranno anche delle trappole, fisiche, le classiche pozioni e una delle grandi novità del sistema di combattimento, la balestra. Come è di tradizione, il nostro personaggio avrà ben due spade; una per uccidere i nemici umani e una per i mostri. Come nel precedente capitolo, anche qui sarà data una grande attenzione alle varie pozioni, ma con una notevole evoluzione. Mentre nei precedenti capitoli la creazioni di questi intrugli veniva fatta in modo calmo e quasi macchinoso, qui potremo creare le pozioni schiacciando un tasto, senza entrare nella modalità meditazione. Questo vuol dire che la creazione delle pozioni potrà sempre essere fatta.

Da sempre i sensi del Witcher hanno aiutato il nostro protagonista a risolvere alcune quest, facendolo sembrare quasi un detective. Anche in The Witcher 3: Wild Hunt il trucco non cambia, ma la necessità di questo viene ampliata a dismisura. Con un click potremo entrare in una modalità che a molti ricorderà la vista dell’aquila di Assassin’s Creed o la vista da detective di Batman. Il problema reale sta nell’eccessivo uso di quest’abilità che quindi dopo un po’ finisce per stufare.

La barba di Geralt

La next gen è arrivata un po’ in sordino e qualcuno ha perfino iniziato a dubitare della sua effettiva presenza. Infondo molti dei titoli che abbiamo visto finora si sono solo avvicinati alle versioni pc, ma non le hanno mai superate. Dopo molti flop comparsi su console era quantomeno lecito partire con il piede timoroso in attesa di una versione castrata e con un frame rate molto oscillante. Per fortuna abbiamo dovuto ricrederci. Nonostante la versione PC sia chiaramente superiore in tutto e per tutto, qui siamo di fronte a una delle migliori ricostruzioni videoludiche. Basti pensare poi che il territorio che andremo a esplorare ha una zona vastissima, che supera di tre volte e mezzo quella di Skyrim. Niente bazzecole quindi. La mole poligonale che il processore deve gestire è massiccia, come massiccia è anche la quantità degli oggetti che si muovono sullo schermo. Le città popolato di persone, i boschi di mostri e animali selvatici e tutta la natura sembrano vivi e la potenza della console viene sfruttata appieno con lo sfruttamento dell’insieme. Le luci vengono gestite in modo egregio e talvolta sembra quasi di vivere dentro una fiaba.
Sul lato tecnico possiamo però notare alcuni rallentamenti occasionali, che nonostante la patch del day one non sono stati del tutto risolti. Durante le azioni più concitate il framerate crolla un po’, ma la cosa più fastidiosa è lo stesso tipo di rallentamenti durante i filmati. Cosa che non riusciamo a capire visto che alla fine si tratta di filmati semplici e già pre renderizzati. Anche questo problema scomparirà sicuramente con i prossimi aggiornamenti, ma dovevamo dire questo difetto. Essendo un titolo open world è ricolmo di bug e dobbiamo esserne sinceri, non ci meravigliamo di questa cosa. Perché? Beh, è chiaro, perché è un titolo che mette sul tavolo troppe variabili in un mondo troppo grande. Siamo più tolleranti ai bug in questo tipo di gioco e meno tolleranti a quelli nei giochi lineari sul binario.

Commento:

The Witcher 3: Wild Hunt è un titolo adatto a tutti. E’ uno dei migliori open world e senza dubbio è uno dei titoli di punta del 2015, soprattutto su console. Ripercorrere le vie dello strigo, ma nell’enorme vastità che ci offre il gioco è una sensazione quasi liberatoria e l’enorme quantità di side quest vi lascerà occupati per ore e ore della vostra vista. Il sistema di combattimento è stato preso direttamente dal secondo capitolo ed è una delle pecche di questo terzo titolo, che poteva invece puntare di più su questo punto. Grafica si tratta di una lavoro eccelso ed eccellente; sia per la qualità dei dettagli, sia per la gestione della mappa.

Sull'autore

Rostislav Kovalskiy

Un giovane appassionato del mondo videoludico e di tutto ciò che lo circonda. Cresciuto con i videogiochi e libri tra le mani ha deciso di unire la sua passione per la scrittura con quella per i videogiochi ed ecco perché si trova qui.

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