Zom 100: Bucket List of the Dead

Negli anni passati il genere horror con zombie come antagonisti era dappertutto. Lo vedevamo in televisione, al cinema, nei videogiochi, nei libri e nei fumetti. Oggi ci troviamo per fortuna con un numero di pubblicazioni ridotte riguardanti i morti viventi e questo ovviamente è un fatto veramente positivo. Forse per questo che le ultime opere sono anche più funzionali e interessanti. Ad esempio la serie animata Zom 100: Bucket List of the Dead, disponibile sulla piattaforma Crunchyroll.

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La storia ruota attorno alla vita di Akira Tendo, che dopo gli studi decide di andare a lavorare per un’agenzia pubblicitaria che sulle prime sembra veramente interessante e soprattutto ben organizzata. In realtà si tratta di una Black Company.

Le Black Company ( da non confondersi con la Compagnia Nera, il romanzo) sono aziende che puntano tutto sulla competitività e la produttività, a discapito del benessere psichico o fisico dei propri impiegati. Questi sono costretti letteralmente a vivere di lavoro, sopportando dei ritmi letteralmente disumani. Lavorare in un’azienda simile equivale in realtà a firmare la propria condanna a morte in quanto lo stress crescente e la totale mancanza del tempo libero non permetteranno la ricerca di un nuovo impiego. Altresì, l’impiegato verrà indotto a pensare che abbandonando un lavoro simile causerà un danno ai propri colleghi.

Zom 100: Bucket List of the Dead

Dopo diverso tempo il protagonista si ritrova totalmente senza alcuna voglia di vivere e va avanti più inerzia che per il desiderio di portare a termine il proprio compito. Eppure da un giorno all’altro tutto cambierà. Un’improvvisa epidemia metterà in ginocchio, ma per Akira non sarà una notizia del tutto negativa. In fondo, si sentiva già morto da tempo e quello per lui è il vero momento di svago e divertimento. Ed è anche l’opportunità per riposare, divertirsi e godersi i giorni.

Ammetto d’aver iniziato la serie su consiglio perché desideravo qualcosa di leggero e comico. In effetti Zom 100: Bucket List of the Dead è la serie perfetta da guardare nel tempo libero. Ed è parecchio parecchio divertente.

C’è sicuramente tanta critica sociale al modello lavorativo giapponese (non inganniamoci però, in Italia ci sono fin troppe situazioni analoghe o addirittura peggiori). Eppure c’è molto di più in questa serie leggera e spensierata. La felicità del protagonista nel vedere il mondo distrutto fa riflettere sull’importanza della vita personale, quella che spesso andiamo a dimenticare a favore di un mondo che ci estrania dalla normalità. Per il giovane protagonista infatti, la fine del mondo rappresenta l’inizio della sua libertà e la fine della schiavitù e le scene comiche riguardo la sua nuova vita si perdono a vista d’occhio. Eppure alla fine ci si chiede qual è il valore della vita umana per il protagonista, visto che sembrerebbe non importargliene molto.

Lo studio Bug Films ha confezionato un prodotto meravigliosamente colorato e dinamico. Lo stile di disegno fa saltare all’occhio la similitudine con alcune opere del passato e personalmente ci ho visto un po’ di Madhouse style. Il tratto preciso, delicato, ma deciso allo stesso tempo è una vera e propria sorpresa, ma poi arrivano i colori. Sgargianti, quasi soffocanti in certi punti, questi colpiscono perché rappresentano altro all’interno della narrazione ed è stato tutto reso perfetto in ogni senso.

Questa è una piccola serie che consiglio a tutti.

Autore

r.kovalskiy@havocpoint.it

Un non troppo giovane appassionato di tutto quel che ruota attorno alla cultura POP. Vivo con la passione nel sangue e come direbbe Hideo Kojima "Il 70% del mio corpo è fatto di film".

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