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Past Cure – Recensione

Il genere TPS sui binari è forse tra le mancanze di questa generazione, invasa dalla prima persona e dai mondi completamente aperti. Era quindi logico sperare in un prodotto ben confezionato e riuscito da parte dei ragazzi della software house berlinese Phantom 8. Past Cure attirò molti sguardi fin dal primissimo trailer e nonostante le basse speranze, lo si aspettava sempre con grande trepidazione. Io stesso ero ben felice di vedere qualcosa di diverso dai soliti titoli a cui sono stato abituato ultimamente. Purtroppo, il titolo non è riuscito nel suo intento, mostrando tutte le difficoltà e problemi fin dal primissimo istante in cui si capisce di cosa si tratta. Dico purtroppo perché è il primissimo titolo del team di gioco, che in questo modo parte già enormemente svantaggiato per sue prossime produzioni.

Problemi senza l’Intersect

Sicuramente in pochi avranno colto quella piccola citazione, ma alcune parti di Past Cure potranno sicuramente ricordare il buon Bartowski durante il suo periodo problematico nella terza stagione. Altresì verrà sicuramente in mente il trip mental che abbiamo visto nel libro del buon Palahniuk, Fight Club (ovviamente anche nella trasposizione cinematografica). La storia vedrà protagonista un ex militare con parecchi problemi mentali di nome Ian. Dopo un servizio militare egli ha perso ben 3 anni della sua vita e nel gioco cercheremo proprio di scoprire come e perché tutto è accaduto. A dare del filo da torcere a Ian ci sarà anche un’organizzazione che svelerà i suoi tasselli in modo non troppo interessante, ma ahimè, questo è uno dei difetti del gioco. La cosa più interessante forse sono i momenti i cui gli incubi prendono il sopravvento e resteremo in balia dei quadri più articolati (ma leggermente).

La scrittura di un gioco determina almeno in parte la godibilità finale del giocatore. Per estendere la sceneggiatura non serve un budget enorme, anzi. La scrittura necessità di una o più persone capaci di stendere una storia che colpisca o quantomeno che catturi il giocatore. Dal canto mio devo dire che inizialmente si parte in modo anche piuttosto interessante, ma ci si perde subito in una marea di futilità narrativa. Sopratutto però, la storia perdere la sua nota mordente e ci immerge in un mondo fatto di villain anonimi, come lo sarà anche il protagonista. Questo punto poteva essere leggermente dimenticato, qualora ci fosse un comparto tecnico eccellente.

Past Cure
Corridoi, stanze, corridoi, stanze… la struttura è tutta cosi.

Bullet Time

Lì dove il comparto narrativo non riesce, non ce la fa nemmeno quello tecnico. Con Past Cure ogni giocatore incontrerà un modello perfetto del gioco che non bisogna fare. Purtroppo duole dirlo, perché è il primo lavoro di un giovanissimo team di 8 sviluppatori, ma ciò non toglie che il gioco fallisce anche dal lato tecnico. Qua bisognerebbe fare una riflessione molto veloce. Probabilmente creare un gioco isometrico con delle meccaniche leggermente diverse, avrebbe giovato a tutti, alleviando le sofferenze che abbiamo avuto nel giocarlo. Difficilmente questo team troverà un terreno fertile per le prossime opere proprio per la convinzione del lavoro uscito con il seguente gioco.

Detto questo, la mia considerazione è fatta sulla mia run fatta su Playstation 4 standard, ma dovrebbe valere anche per tutte le altre versioni. Va detto che ci sono delle meccaniche interessanti e tra queste c’è sicuramente la Proiezione Astrale. Questa permetterà al giocatore di uscire dal proprio corpo e di andare in esplorazione di un breve tragitto. Durante questo potremo mettere fuori uso le videocamere e quindi portare le guardie in un punto preciso della mappa. Durante l’uso di quest’abilità andremo a consumare una sorta di stamina, ma che in realtà è la condizione psicologica del protagonista. Per recuperarla dovremo utilizzare la pillola blu. La seconda abilità invece darà a Ian la possibilità di rallentare il tempo, ma muoversi velocemente rispetto a tutti. Questa sarà essenziale per uccidere tutti i nemici senza farci scoprire. Anche durante le sparatorie, aiuterà a tenerci in vita per più tempo grazie alla possibilità di mirare meglio le teste dei nemici.

Delle meccaniche tutto sommato interessanti, vero? Purtroppo, però, sfruttate in modo poco intelligente e con dei nemici che non lo meritano. L’IA suicida ci porterà tutto il plotone a scontrarsi contro di noi e basterà davvero poco per farci scoprire. Basterà esporre un millimetro del piede e tutti inizieranno a spararci senza esitazioni e senza proferire molte parole. Alcuni poi ci correranno contro, morendo quasi sempre prima di raggiungerci. Il gunplay dal canto suo funziona in modo cosi semplicistico da rimandarci direttamente nell’epoca Playstation 2. I suoni degli spari e la qualità delle armi e del feeling sono davvero pessimi e non si spera sempre di terminare il gioco il prima possibile.

Past Cure
I nostri amici manichini ci insegneranno a sparare meglio.

Texture sbiadite

Al livello narrativo il gioco non presenta niente di convincente, al livello tecnico nemmeno, potrà sorprenderci dal lato grafico? Se ve lo state chiedendo allora la risposta è secca, no. Purtroppo le texture utilizzate sull’ambiente a volte sembrano suscitare un po’ d’interesse, ma per la maggior parte si tratta di cose viste una generazione fa minimo. Il personaggio stesso è stato modellato in modo un po’ approssimativo, nonostante il tentativo di dargli una personalità con le cicatrici e piccoli dettagli. Niente ci farà sorprendere in positivo e a peggiorare il tutto ci penserà poi la legnosità di ogni movimento del personaggio.

Al livello musicale invece, non abbiamo niente da ricordare. Inizio col dire che i rumori dei colpi di pistola, come ho già detto, rimandano a due generazioni fa almeno. La colonna sonora dalla sua è senza pregi né difetti, si lascia ascoltare durante alcuni momenti senza problemi. Mentre il doppiaggio risulta essere uno dei più spenti di questa generazione insieme ad Alekhine’s Gun. I personaggi sembreranno parlare in una stanza vuota, senza alcun emozione o capacità recitativa.

4.5/10

Commento Finale

Purtroppo, Past Cure non riesce a catturare il giocatore in quasi nessun punto. Partendo da una storia anonima, che poteva sicuramente essere raccontata meglio e dal doppiaggio sottotono di tutti i personaggi si giunge ai punti ancora più caldi della questione. Il gameplay legnoso presenta alcune caratteristiche interessanti, ma non riesce a svilupparle e purtroppo si perde nel marasma del mediocrità. Un pessimo inizio per il team di sviluppo Phantom 8 e spero di vedere in futuro un loro lavoro spaccamascella capace di far ricredere tutti sulle abilità dei ragazzi.

Sull'autore

Rostislav Kovalskiy

Rostislav Kovalskiy

Un giovane appassionato del mondo videoludico e di tutto ciò che lo circonda. Cresciuto con i videogiochi e libri tra le mani ha deciso di unire la sua passione per la scrittura con quella per i videogiochi ed ecco perché si trova qui.