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Venom (film 2018) – Recensione

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Nel mondo dei fumetti ci sono stati parecchi villain in grado di catturare i lettori. Personaggi che erano sicuramente malvagi, ma che nonostante questi cercavano di mantenere viva la propria umanità e talvolta in possesso di un codice morale. Nel caso del personaggio di questa recensione, il codice era sempre parecchio contorto e ha portato alla morte di parecchi criminali. Parlo chiaramente della creatura di David Michelinie e Todd McFarlane, Venom.

Colui che inizialmente era un villain capace di stanare il proprio nemico e di ucciderlo senza pietà si è infine trasformato in qualcosa di molto più profondo. Un grande cambiamento che lo ha portato a vestire i panni del Protettore Letale, la miniserie della quale vi consiglio la recensione e che ha ispirato l’omonimo film con Tom Hardy. Intanto il villain è pronto per la sua uscita nei cinema sotto la regia di Ruben Fleischer, che però sembra non aver capito molto di questo personaggio, cosi come anche gli sceneggiatori Jeff Pinkner, Scott Rosenberg, Kelly Marcel e Will Beall. Si tratta del primo film targato Sony dopo la parziale vendita dei diritti di Spider-Man a Marvel e per molto tempo abbiamo pensato tutti che in questo film ci sarebbe comparso Spidey o Iron Man, ma vi assicuro subito, non ci sono e non fa parte del MCU.

We are Venom

Quando si narrano le origini di un eroe in modo diverso da quello che siamo tutti abituati a vedere si rischia di cadere in due diverse buche. Da una parte abbiamo quella scavata dai fan, che sono abituati alla versione X e che hanno paura di vedere la loro opera preferita snaturata. Parlando di Venom poi si cade in una storia ancora più complessa. Quest’anno grazie a Donny Cates abbiamo visto la nascita delle nuove origini di Venom nella sua esplosiva serie e crearne una ancora più nuova sarebbe stato un rischio. Parliamo in fondo di un film di breve durata che racconta gli eventi che nei fumetti durano mesi o addirittura anni. In secondo luogo, la creazione delle nuove origini per la versione cinematografica necessita di una cura particolare e si rischia di snaturare definitivamente l’opera trattata. Detto questo, partiamo con la storia.

Eddie Brock (Tom Hardy) è un giornalista ed è il migliore per quanto riguarda le inchieste. I suoi articoli sono capaci di catturare l’attenzione dei lettori e nel frattempo anche la sua vita è rosea in quanto è prossimo a sposare Anne Weying (Michelle Williams). Dall’altra parte abbiamo l’azienda Life Foundation, capitanata da Carlton Drake (Riz Ahmed), che ha portato sulla terra diversi organismi alieni al prezzo della vita umana. La sua azienda è infatti nota per la quantità dei morti e nonostante questo passa sempre per qualcosa di futuristico e ben voluto dalla società. L’etica e la morale di Eddie lo hanno portato a fare delle domande sbagliate a Carlton, imbrogliando anche la sua amata e ciò ha portato alla fine della sua carriera e alla vita di coppia. Nel frattempo gli organismi alieni, Simbionti, erano nello studio della Life Foundation, che passava dagli esperimenti animali a quelli umani pur di creare una simbiosi tra le due specie. Una delle creature, scappata durante lo schianto iniziale dell’astronave, è invece in libertà e pronta ad arrivare alla Life Foundation per uno scopo preciso.

Eddie intanto è solo e in preda alla solitudine e tristezza. Ogni lavoro gli viene negato, ma una dottoressa di nome Dora Skirth (Jenny Slate) contatta l’ex giornalista ed è cosi che poi questi entrerà in contatto con Venom. Un incontro che cambierà la vita di entrambi e che darà vita all’eroe/villain più spietato di tutta la Los Angeles. Ma la storia del film funziona davvero? A dire il vero la risposta è palese ed è un: NO. Purtroppo il ritmo con il quale accadono gli eventi è assurda e i primi 10 minuti racconta quello che alcune volte vediamo in un ora circa. Alla separazione di Eddie è impossibile provare qualcosa per lui perché non si è creato ancora nessun legame con il personaggio. Si ha solo una certezza: Tom Hardy recita in un film serio dove fa il comico.

venom

 

Cosa sta succedendo?

Come ho detto prima, è evidente da subito che le tempistiche usate in questa pellicola sono totalmente sballate e creano più caos che altro. Tralasciando l’inizio cosi strano, ci troveremo a vedere dei personaggi secondari che saranno solo delle macchiette ai nostri occhi e anche la stessa Michelle Williams interpreta un personaggi per cui non si prova nessun tipo di sentimento. In linea generale, le emozioni sono totalmente tolte ai personaggi e gli eventi accadono solo perché devono accadere. L’incontro tra Eddie e Venom è interessante, ma successivamente si trasforma in un battibecco fatto di battute e di azioni senza alcun senso logico. A un certo punto del film abbiamo il ripensamento di Venom nel fare una determinata cosa e la spiegazione è cosi semplice da risultare banale e ridondante: “Ho conosciuto te Eddie”. Per dire una frase del genere, i due dovrebbero aver vissuto molto tempo insieme e invece non c’era il tempo necessario, non c’erano discussioni o altro. Era tutto un susseguirsi di frasi messe lì per far ridere. E in effetti fanno ridere. Per questo sembra che in un mondo dark, Tom Hardy giochi da solo a fare il Jim Carrey di turno e lo fa anche con una certa bravura.

Il regista Ruben Fleischer ha costruito un film che a tratti sembra essere uscito dai primi 2000 e a tratti invece si vede qualcos’altro. Le idee c’erano pure, ma il minutaggio cosi risicato ha permesso l’uscita di un film che probabilmente verrà ricordato come nuovo Ghost Rider o Catwoman o Daredevil. La regia è piuttosto semplice e non nasconde una CGI risalente ad anni fa, ma che a tratti si avvicina agli standard dettati da Marvel. Il cambio delle origini non ha giovato molto al personaggio e nemmeno a Riot e compagnia cantante. Anche se bisogna dire che in realtà c’erano solo Riot e Venom in quanto i restanti simbionti erano tutti morti. La fase finale con il combattimento tra il villain e l’eroe è un viaggio del regista che cerca di mascherare la CGI che in quel momento era meno credibile del villain del film con dei movimenti veloci della cinepresa. Si tratta di un modo classico di fare e rappresenta la vetta del caos. Momenti in cui si capisce poco o niente e che poi vengono contornati da alcune rallenty che risultano essere la parte migliore del combattimento. Il villain invece è probabilmente quello che necessitava di parecchio lavoro perché cosi com’è risulta un po’ strano. Non ci viene data una spiegazione per ciò che fa. Almeno non una vera e alla fine lo si guarda come un pupazzo senza cervello da vedere morto.

Questo film poteva portare una ventata d’aria fresca con protagonista Venom e invece risulta essere un film che ha più difetti che pregi e che andrà nel dimenticatoio. Si tratta di un grande passo falso da parte di Sony, che sembra non riuscire a ingranare dopo The Amazing Spider-Man. Ovviamente le cose potrebbero migliorarsi con il secondo capitolo, ma ci sarà?

Sull'autore

Rostislav Kovalskiy

Rostislav Kovalskiy

Un giovane appassionato del mondo videoludico e di tutto ciò che lo circonda. Cresciuto con i videogiochi e libri tra le mani ha deciso di unire la sua passione per la scrittura con quella per i videogiochi ed ecco perché si trova qui.