
Disgaea 7: Vows of the Virtual – Recensione
Giacomo Lambertini 16 Ottobre 2023Recensioni . Videogiochi ArticoloDi serie JRPG ne abbiamo viste a bizzeffe ma non manca mai qualcosina che non si era considerato per qualche motivo, da quando qualche anno fa mi aprì a questo mondo è successo un po’ quello che è accaduto per Pandora con il vaso donatogli da Zeus, ossia scoprì in prima persona una realtà tanto interessante quanto profonda. Disgaea è un di quelle saghe conosciute molto bene in oriente, ma poco in occidente per la maggior parte dei giocatori se non per quel zoccolo duro che ama questa realtà.
In questa occasione Nippon Ichi Software è riuscita a confezionare un bel titolo, di una serie che non conoscevo fino a questo momento. Per chi se lo stesse chiedendo è disponibile per l’ecosistema Playstation ( per la 4 e 5), Xbox ( One e Series X/S), PC e Nintendo Switch per tanto è un episodio che si può giocare un po’ ovunque per chi preferisce determinati comandi dei tasti e molto altro.
Un eroe inatteso

Lo stile del gioco è quello tipico del mondo JRPG ossia una realtà fantasy, in singolo giocatore e con tanti personaggi – principali e secondari- da conoscere e condividere qualche risata attribuita a qualche battuta in stile giapponese. Per tanto non si potrà giocare insieme ad altri giocatori, con una modalità coop come succede in Borderlands ad esempio, ma sarà un opera per condivide tante sfaccettature di stampo nipponico.
Ambientato in un regno immaginario di una delle tante aree degli inferi che ricorda il periodo Edo del Giappone, il regno di Hinamoto sta mutando e sta passando da un periodo dove non si faceva altro che combattere, per una questione di controllo dei territori, ad un periodo di pace. In questo contesto i nobili di ogni stato hanno il compito, e l’onere, di combattere per proteggere non solo la popolazione locale ma anche per accrescere la propria casata e popolarità.
Però l’epoca di uno stile di vita rigido e delle lotte intestine stanno per voltare pagina, tanto nella storia è presente un manoscritto chiamato “codice bushido” il quale è andato perso nel corso del tempo, per tanto due ragazze – le quali saranno tra i protagonisti dell’opera – che si chiamano Pirilika e Ao decidono di ritrovarlo. Facendo una ricerca per ricevere un aiuto trovano un giovane ragazzo nobile che si chiama Fuji, che ha voglia di mettersi in un qualsiasi viaggio per la vita noiosa che un nobile vive quotidianamente, così l’intrepido trio si metterà in marcia nei meandri della società demoniaca.
Non solo giochi a turni
Normalmente quando si parla di prodotti del genere, dove bisogna organizzare la squadra ( ma non solo) per intraprendere le varie missioni, bisogna anche considerare che durante i combattimenti l’utente dovrà districarsi in una griglia di diversi blocchi. Questo avviene solamente durante i combattimenti, in quanto ci permetterà di scegliere non solo il punto nel quale attaccare l’avversario, ma anche decidere in che modo ingaggiarlo per decidere come gestire la lotta.
Se abbiamo Fuji il quale è abilissimo nei combattimenti a corto raggio, adatto negli scontri campali tipici nei periodi europei, non si può dire per Ao che preferisce lanciare magie, garantendoci anche una certa scelta negli scontri. Ma durante le faide fra i demoni potremmo anche utilizzare l’equipaggiamento della borsa, dedicata all’utilizzo di pozioni di mana adatte per potenziare le abilità magiche – comunque speciali in generale – e rigenerare l’energia quando è al minimo.
La caratteristica che maggiormente mi è piaciuta di più sono i giochi ambientali, che garantiranno una certa profondità al gioco e non a concentrarci troppo sugli scontri. Di tanto in tanto gli alleati ci chiederanno di fare determinate scelte d’ingaggiare il nemico, dal combattere a faccia aperta oppure scalare determinate pareti con delle casse – che potremmo spostarle come vorremmo con degli appositi comandi adatti a queste situazioni – questo mi ha permesso in diverse occasioni di cambiare tattica con i vari nemici delle varie aree d’ingaggio.
L’essenza giapponese si sente

Un gioco riesce a trasportarti anche dopo aver spento la console per la sua anima, il linguaggio delle battute e del come interagiscono i vari personaggi gli uni agli altri, che ha permesso nel corso delle ore di vedere diverse sfaccettature del gioco. Anche se i personaggi parlano fra di loro tramite delle scenette, in stile fumettistico già visto in altre opere come nella serie di Tales of, la storia rimane comunque adatta a chiunque si approcci a questa tipologia di prodotti.
Ce da dire però che l’intera opera, così per tutta la serie, è scritta e doppiata in inglese e non è presente nessun tipo di lingua alternativa. Non sappiamo se nel corso del tempo si avrà la possibilità di avere altre linguaggi, però non ho trovato problemi legati ad essa e le conversazioni sono particolarmente semplici da capire, da tradurre e da divertirsi con diverse battute di stampo giapponese.
Ce da dire che gli sfondi che normalmente vediamo nel corso dell’avventura mostrano un paesaggio campagnolo, però le vicende oltre ai combattimenti si sposteranno in città. Questa piccola metropoli sono presenti diversi negozianti i quali, nel corso della storia potranno fornirci diversi aiuti dall’equipaggiamento, risorse e molto altro che abbiamo bisogno nel corso dell’opera.
Alleati nel corso della storia
Ce da segnalare che, come avviene in altre serie di stampo JRPG, gli alleati si conoscono durante la trama e nelle varie missioni per tanto, non potrò raccontarvi di più perché in caso contrario vi rovinerei l’esperienza. Però ce da dire che per ogni alleato incontrato, conosceremmo un negoziante presente nella propria città che ci garantirà un qualcuno che ci fornirà delle attrezzature.
Queste attrezzature spazieranno da armature più potenti adatte da un personaggio all’altro, fino alle armi adatte asseconda del protagonista perché ci sarà una persona che preferirà le spade, un altra le lance e così via. Poi saranno presenti anche pozioni di cura, bombe per attaccare i nemici e molto altro d’acquistare dal negoziante adatto il quale, non solo lui ma tutti quanti, cercheranno di invogliare il giocatore di acquistare ogni cosa dal negozio ambulante.
Oltre al doppiaggio e una traduzione al di fuori della lingua inglese, probabilmente l’unica vera mancanza sarebbero le casse che si possono trovare in giro per le mappe di gioco. Comunque vada è un gioco veramente solido nelle meccaniche, divertenti nella storia e personaggi davvero divertenti e interessanti, sicuramente è da provare per conoscere una realtà non tanto conosciuta ai più.
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