Io Sono Silver Surfer

Tra tutti gli eroi dell’universo Marvel, Silver Surfer è quello che trovo più intimamente avvolto in una coltre di triste malinconia. La sua è una ricerca perenne: di se stesso, della propria dimora e della giustizia. L’albo Io Sono Silver Surfer raccoglie proprio quelle storie in cui si respira maggiormente un’aura drammatica, quasi teatrale.

O, per certi versi, vicina a un episodio de I Cavalieri dello Zodiaco.

Monologhi altisonanti accompagnano un uomo che ha sacrificato la propria umanità e il suo intero mondo per servire Galactus, un’entità che divora i pianeti. Eppure, sotto quella pelle d’argento, pulsa ancora il desiderio disperato di tornare a casa, di rivedere la sua amata Shalla-Bal e di provare di nuovo quelle emozioni umane che ormai sembrano sbiadite dal tempo e dallo spazio infinito.

Le storie qui raccolte portano firme che pesano: Stan Lee alla sceneggiatura, Jack Kirby e John Buscema ai disegni. È proprio Buscema a definire l’estetica iconica del personaggio — corpi possenti che sembrano scolpiti nel marmo cosmico, tavole in cui ogni gesto diventa scultura. Kirby, dal canto suo, porta quella energia primordiale e visionaria che ha letteralmente inventato il linguaggio visivo del fumetto supereroistico. Il risultato è un’opera che invecchia con una certa grazia, pur portando con sé tutta la retorica solenne del Silver Age Marvel.

Io Sono Silver Surfer

Ciò che colpisce profondamente nelle avventure di questo araldo dall’aria così tragica è il suo amore incondizionato verso la Terra. Un luogo meraviglioso, praticamente perfetto, che noi umani trattiamo però come se ne avessimo altri dieci di riserva.

È un punto focale che emerge in ogni tavola. Surfer osserva dall’alto la nostra bellezza, ma sperimenta anche l’assurdità di una specie che si ostina a distruggere la propria casa per motivazioni futili e meschine.

Attraverso i suoi occhi cosmici, l’opera affronta conflitti universali come il valore dell’amicizia e l’incomprensione profonda verso la gelosia e l’avidità umana. Ma ci mostra anche qualcosa di più grande: la capacità di Silver Surfer di non cedere mai al cinismo, continuando a difendere un’umanità che spesso non lo capisce, ma in cui lui continua a intravedere una scintilla di speranza.

È la condanna più bella che si possa immaginare.

Autore

r.kovalskiy@havocpoint.it

Un non troppo giovane appassionato di tutto quel che ruota attorno alla cultura POP. Vivo con la passione nel sangue e come direbbe Hideo Kojima "Il 70% del mio corpo è fatto di film".

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