Fahrenheit 451

Fahrenheit 451, scritto da Ray Bradbury è un romanzo che ha fatto la storia letteraria, mostrandoci un mondo distopico spaventoso, ma non troppo irrealistico in fin dei conti. Il romanzo vinse tantissimi premi, divenne presto un cult ed è sempre stato parecchio problematico per diverse istituzioni statunitensi (e non solo). Ora la casa editrice Tunué ha portato in Italia l’omonimo fumetto scritto e disegnato da Victor Santos ed è un ottimo motivo per scoprire una storia fatta di censura, di dittatura, ma anche di amore per la letteratura, di lacrime e di morte.

La scrittura di Victor è veloce, diretta e non lascia troppi momenti vuoti. In fondo, le pagine sono quello che sono e bisogna andare velocemente verso il fulcro degli eventi. Ciò da un lato crea il desiderio di continuare sempre la lettura. La fame della scoperta. Il desiderio di una novità. Dall’altra parte però, ci sono dei passaggi che avrebbero meritato un maggior approfondimento psicologico.

Eppure, in ogni pagina si vede l’amore verso l’opera originale e verso ciò che rappresenta. Un racconto crudo fatto di momenti di introspezione, del desiderio di ribellarsi e di leggere. Un punto veramente toccante è sicuramente il momento di lettura della poesia. Le lacrime della donna, che pur non conoscendo la poesia, si commuove non hanno bisogno di spiegazioni o parole. La cultura dovrebbe essere il nostro pane, il carburante che ci fa andare avanti, ci fa riflettere e prendere le nostre decisioni.

Fahrenheit 451

Lo stile deciso, minimalista e spigoloso rende giustizia a un futuro che nessuno vorrebbe vedere. Le emozioni si sprigionano potenti sui volti dei personaggi e il protagonista vive il suo dubbio con grande espressività. Si notano tutte le note di tristezza, di indecisione, insicurezza e ovviamente di curiosità. In questo bisogna dire che Victor Santos ha giocato in casa e ha finito per regalarci un fumetto tratto da una storia senza tempo. 

Autore

r.kovalskiy@havocpoint.it

Un non troppo giovane appassionato di tutto quel che ruota attorno alla cultura POP. Vivo con la passione nel sangue e come direbbe Hideo Kojima "Il 70% del mio corpo è fatto di film".

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