La Fattoria di Clarkson stagione 4, disponibile su Prime Video

Dopo aver terminato la quarta stagione de La Fattoria di Clarkson, la docuserie firmata Amazon Prime Video, posso dire con certezza che si è trattato, ancora una volta, di un viaggio sorprendente. Una vera e propria finestra spalancata su un mondo che troppo spesso diamo per scontato: quello dell’agricoltura moderna e di chi ogni giorno lavora la terra con passione, sudore e, purtroppo, pochissimi margini di guadagno.

Per chi, come me, segue da sempre (e venera, sì, senza mezzi termini) il leggendario trio di Top Gear/The Grand Tour, vedere Jeremy Clarkson alle prese con trattori, piantagioni, piogge torrenziali, burocrazia e testardaggine è un’esperienza a metà strada tra la commedia e il documentario sociale.

Ironia, verità e (poca) resa

Come sempre, il vero cuore pulsante della serie è Jeremy. Un uomo che, nonostante la sua posizione privilegiata, non si tira mai indietro davanti alle sfide più improbabili. In questa stagione lo vediamo impegnato nel continuo tentativo di espandere la sua attività agricola, portando avanti investimenti a volte folli, spesso inutili, ma sempre guidati da una genuina voglia di fare le cose in grande.

Eppure, ciò che emerge con forza è un’amara verità: l’agricoltura non è quasi mai un’attività redditizia per i piccoli e medi imprenditori. Clarkson lo dice chiaramente – lui può permetterselo, ma quanti altri agricoltori in Inghilterra (e in Europa) riescono davvero a sopravvivere con i proventi del loro lavoro? Quanti sono schiacciati da normative, costi, tasse e clima impazzito?

Questa consapevolezza è ciò che rende La Fattoria di Clarkson più di un semplice reality: è un racconto autentico, che mescola umorismo e riflessione, leggerezza e amarezza. Un mix difficile da trovare altrove.

La Fattoria di Clarkson

Il Pub, i maiali e… i soliti guai

Tra i momenti più interessanti di questa stagione c’è sicuramente l’acquisto e la ristrutturazione del pub del villaggio. Una scelta che, ancora una volta, sembra dettata da un capriccio, ma che nasconde invece un ragionamento preciso: ridare vita a un punto di riferimento per la comunità. Anche qui, l’intento è nobile, ma il percorso si rivela costellato di problemi e situazioni tragicomiche.

Anche l’introduzione dei maiali come nuovo “ramo d’azienda” non è da meno. Come sempre, Jeremy riesce a trasformare un’idea semplice in un’odissea piena di disastri, il tutto accompagnato da quell’umorismo british che è ormai il marchio di fabbrica della serie. Ma sotto la superficie si percepisce una riflessione ben più profonda sul ciclo di vita, sulla produzione alimentare e su quanto poco – davvero poco – la maggior parte delle persone sappia del cibo che arriva sulla propria tavola.

Un cammeo nostalgico: Hammond e May

Un gradito ritorno è anche quello dei vecchi amici Richard Hammond e James May, impegnati rispettivamente con la loro officina e la loro attività personale. I loro cammei sono brevi ma carichi di significato per i fan della vecchia guardia. È come ritrovare dei vecchi amici al bar, che fanno capolino giusto il tempo di ricordarti perché hai amato quel trio tanto a lungo.

Ridere meno, pensare di più

Rispetto alle stagioni precedenti, questa quarta si distingue per un tono leggermente più pacato. Meno battute al vetriolo, meno gag esplosive, ma più riflessioni, più coscienza. Forse è anche per questo che l’ho apprezzata in modo diverso. Lavorando in un settore che tocca marginalmente anche la questione alimentare, ho guardato ogni puntata con uno sguardo un po’ più attento, più partecipe. Meno spettatore e più osservatore coinvolto.

La Fattoria di Clarkson: Jeremy con Richard Hammond

Aspettando la quinta stagione (e un trattore John Deere)

Se c’è una cosa che La Fattoria di Clarkson continua a dimostrare è che si può fare intrattenimento intelligente anche parlando di letame, mungitura, recinzioni e raccolti. Una serie che ha trovato il suo equilibrio tra la comicità ruvida di Jeremy Clarkson e il bisogno urgente di raccontare la verità sul mondo agricolo.

Ora non ci resta che attendere la quinta stagione, con la speranza – personale ma sincera – che Jeremy decida finalmente di mandare in pensione i suoi due Lambo trattori e di acquistare un bel John Deere. Perché, dopotutto, anche i migliori possono migliorare.

Autore

r.kovalskiy@havocpoint.it

Un non troppo giovane appassionato di tutto quel che ruota attorno alla cultura POP. Vivo con la passione nel sangue e come direbbe Hideo Kojima "Il 70% del mio corpo è fatto di film".

Articoli correlati

Yekatit 12

Yekatit 12 – Recensione

La storia dell’umanità è piena di eventi e vicende che ricordiamo a fatica e, a volte, dimentichiamo del tutto. Fatti che per...

Leggere tutti
Toy Story 5

Toy Story 5 – Recensione – Il mondo è cambiato, ma noi siamo ancora qui

Io sono tra quelli che ha trovato Toy Story 4 un film coraggioso. Era un capitolo capace di dire una cosa difficile...

Leggere tutti
Myst

Myst: l’isola che non ti aspetta – Recensione

Myst non ha mai avuto fretta di spiegarsi. Arivi su un’isola deserta. Non c’è nessuno ad accoglierti, nessun tutorial, nessuna freccia che...

Leggere tutti
Riven

Riven: il mondo che non ti spiega niente, e per questo ti cambia – Recensione

C’è un momento preciso in cui Riven smette di essere un videogioco e diventa qualcos’altro. Non sai quando succede. Potrebbe essere mentre...

Leggere tutti
Batman: La Morte della Famiglia

Batman: La Morte della Famiglia – Recensione

Cosa spinge un uomo a combattere senza sosta, senza fermarsi un attimo? Nel caso di Bruce Wayne è la rabbia verso i...

Leggere tutti
Daredevil: Battlin' Jack Murdock

Daredevil: Battlin’ Jack Murdock – Recensione

“Mio figlio è debole. Quindi stasera devo essere debole. Per il mio ragazzo.” Ci sono parole che restano impresse nella mente per...

Leggere tutti