Chi ama i deckbuilder roguelike sa bene quante volte ci si ritrovi davanti a cloni mal riusciti o copiature senza inventiva. Meteorfall: Krumit’s Tale, però, è un titolo che di inventiva ne ha parecchia. Nasce su PC e mobile, e già lì aveva saputo distinguersi grazie a una formula ibrida che mescola carte, griglie e puzzle tattici. Su PS5 arriva con il suo carico di stranezze e genialità, ma purtroppo non tutto funziona come dovrebbe.

Ci accoglie subito Krumit, il bizzarro mercante che ci accompagna per tutta l’avventura, narrando le nostre gesta mentre tiene saldamente in mano la sua griglia 3×3. È lì dentro che si giocano le partite: carte che diventano tessere, nemici, oggetti e abilità che precipitano come in un tetris fantasy. Ogni mossa ha conseguenze precise, ogni scelta conta, e spesso basta una singola decisione sbagliata per buttare all’aria un’intera run.

Meteorfall: Krumit’s Tale

Il bello è che funziona: il sistema di progressione roguelike ti spinge sempre a tornare in partita, a sperimentare perk, a provare personaggi differenti, a cercare combinazioni nuove. Con Muldorf, ad esempio, ho scoperto il piacere macabro di evocare servitori dalle tombe dei nemici, mentre con Mischief serve invece isolare avversari e sfruttare la furtività. Rose, con la sua doppia natura tra luce e corruzione, sembra quasi un altro gioco nel gioco. Insomma, è un titolo con una sua anima fortissima, che sa sorprendere e divertire.

Eppure, proprio qui arrivano le note dolenti: su PS5 l’esperienza perde parecchio della sua fluidità. Alcune animazioni rallentano inspiegabilmente, andando a spezzare il ritmo di un gameplay che vive invece di immediatezza e ragionamento rapido. Ancora più evidente è la questione dei controlli: ti verrebbe naturale usare la croce direzionale per muoverti tra le tessere, ma i comandi sono mappati in modo poco intuitivo, con pulsanti che sembrano sistemati alla rinfusa. La sensazione è che l’ottimizzazione console sia stata un ripensamento, e non un lavoro studiato a fondo.

Meteorfall: Krumit’s Tale

Lo stesso HUD tradisce l’origine PC: interfaccia pensata chiaramente per mouse e tastiera, riportata tale e quale su grande schermo senza adattamenti veri. Testi non sempre chiari, selezioni macchinose, un livello di ergonomia che fatica a tenere il passo con ciò che ci si aspetta da un titolo console.

Ed è un peccato, perché quando il gameplay funziona, Krumit’s Tale sa essere davvero speciale. Ha la leggerezza di una favola disegnata a mano, con uno stile grafico che sembra uscire da un fumetto indie, e allo stesso tempo la profondità di un tattico complesso che non ti risparmia mai. Ma su PS5, tutti questi meriti rischiano di essere soffocati da un porting pigro e poco curato.

Meteorfall: Krumit’s Tale resta un prodotto apprezzabile per chi cerca originalità nel genere deckbuilding roguelike, ma non posso nascondere che sulla console Sony la magia si incrina. È come leggere una fiaba con le parole al posto giusto, ma con pagine che si incastrano male. E in un gioco che fa della precisione e della strategia la sua essenza, la mancanza di cura tecnica pesa più di ogni altra cosa.

Meteorfall: Krumit’s Tale

Autore

info@havocpoint.it

Nato già con il pad in una zampa e un fumetto nell'altra. Si dice che sia stato allevato da Kojima in persona, ma altre voci parlano di Nolan Bushnell. Come Lobo, odia i bravi ragazzi e tutto ciò che è decente, ma adora le belle donne (come Lobo). Polemico e acido, ma anche gentile e morbidoso. È qui per dire la sua... su tutto e tutti.

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