Exploaris: Vermis Story

Ci sono giochi che ti conquistano non per quello che inventano, ma per come riescono a dare nuova vita a ciò che credevi di conoscere. Exploaris: Vermis Story, piccolo progetto firmato da ViART Games, è uno di questi. Un’avventura a scorrimento laterale che sembra arrivare direttamente dagli anni ’90, con un piede nel presente e l’altro ben piantato tra le atmosfere di Metroid e Ori and the Blind Forest.

Arisa, la nostra protagonista, precipita su un misterioso pianeta dopo un guasto alla navicella. Il suo compagno? Un robot fedele che resta alla base mentre lei esplora il pianeta alla ricerca di cristalli energetici per riparare la nave. Ma ogni volta che ne trova uno, scopre che non è quello giusto.
Un po’ come la principessa Peach “nel castello sbagliato”, l’avventura di Arisa è un continuo inseguimento di obiettivi che sembrano sempre a un passo — e questa leggerezza narrativa funziona sorprendemente bene.

Il tono è quello di un racconto malinconico, ma mai tragico. Arisa è sola, eppure il pianeta intorno a lei è pieno di vita: creature ibride, semi-umane e semi-animalesche, ti aspettano dietro ogni cespuglio. Le rane aliene, le prime nemiche che incontri, diventano subito il simbolo del gioco: buffe, minacciose, ognuna con un comportamento diverso (le forestali saltano e colpiscono a lingua, le rocciose incassano senza arretrare, le infuocate sputano palle di fuoco come mini-dragozzi impazziti).

Il gameplay di Exploaris è di una semplicità disarmante e proprio per questo funziona: corri, combatti, raccogli risorse, aggiorni gli strumenti. I comandi richiedono un po’ di adattamento — specialmente all’inizio — ma una volta assimilati, diventano pura memoria muscolare.
La particolarità è il loop di ritorno alla nave: se vuoi potenziare l’equipaggiamento, devi davvero tornare indietro, e attraversare di nuovo ogni area. È un’idea affascinante sulla carta, che però alla lunga può stancare: dopo un paio di backtracking ti senti più manutentore che esploratrice.

Il lato positivo è che il pianeta, nel frattempo, cambia: piccoli eventi, nuovi nemici o scorci sbloccati rendono ogni ritorno meno monotono. È come se la mappa avesse un respiro proprio, un “ecosistema” che cresce insieme a te.

Visivamente, Exploaris sa essere caldo e accogliente — nei suoi paesaggi di superficie — e freddo e inquietante nei livelli sotterranei. È un contrasto netto, che ricorda Hollow Knight ma senza la sua oppressione estetica.
La pixel art è curata, vellutata, con colori saturi che virano verso tinte più scure man mano che scendi nel cuore minerale del pianeta. La transizione fra zone è fluida, quasi cinematografica, e le animazioni di Arisa restituiscono un senso genuino di peso, soprattutto durante i combattimenti corpo a corpo.

La colonna sonora accompagna in punta di piedi: tranquilla durante l’esplorazione, incalzante nei boss fight, sempre misurata. Non cerca di rubarti la scena, ma di respirare con te.

Ci sono dei punti spigolosi: i colpi dei nemici sembrano colpire anche a distanza di sicurezza, e la navigazione a volte confonde, con mappe non sempre leggibili. Ma sono intoppi che fanno parte del fascino “early access”: Exploaris si sente ancora in costruzione, come la navicella di Arisa — ma promette bene.

L’esperienza è rilassante, mai frustrante per davvero. Anche quando ti perdi, la curiosità ti spinge avanti. E quando arrivi a un boss, la soddisfazione è genuina: il gioco sa dosare bene la difficoltà, senza scadere nell’esasperazione da precision platformer.

Exploaris: Vermis Story

Exploaris: Vermis Story non è un nuovo Celeste né un Metroid moderno. Ma è un’avventura che riesce a far sorridere, a far riflettere e — cosa rara — a farti tornare bambino per un attimo.
Tra pixel curatimusica rilassante e sfide giuste, è il tipo di gioco che metti su dopo una giornata intensa per rimettere insieme i pezzi, come Arisa con la sua nave.

Autore

info@havocpoint.it

Nato già con il pad in una zampa e un fumetto nell'altra. Si dice che sia stato allevato da Kojima in persona, ma altre voci parlano di Nolan Bushnell. Come Lobo, odia i bravi ragazzi e tutto ciò che è decente, ma adora le belle donne (come Lobo). Polemico e acido, ma anche gentile e morbidoso. È qui per dire la sua... su tutto e tutti.

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