Batman: La Morte della Famiglia

Cosa spinge un uomo a combattere senza sosta, senza fermarsi un attimo? Nel caso di Bruce Wayne è la rabbia verso i criminali e l’amore per la sua città — ma c’è di più. Quando a mietere terrore è colui che speravi di non dover affrontare mai più, la tensione diventa qualcosa di fisico, palpabile. È così che Batman: La Morte della Famiglia di Scott Snyder ci parla di un uomo che cammina sul filo del rasoio, senza riposo, senza dormire, senza concedersi un momento di tregua.

Dall’altra parte c’è lui: il Joker ha ricucito il suo volto e questa volta non vuole solo il caos fine a sé stesso. Vuole colpire nel profondo la Bat-Family — Robin, Nightwing, Batgirl, Red Hood e tutti gli altri — con un piano che non ha precedenti per portata e brutalità. La famiglia diventa il fulcro attorno a cui ruota tutto: è ciò che mantiene Batman ancorato alla sua umanità, ed è esattamente il bersaglio scelto dal Joker. Vedendo come reagisce Bruce quando chi ama è in pericolo, si capisce perché quella famiglia sia così centrale nel tenerlo in equilibrio.

Batman: La Morte della Famiglia

Scott Snyder è uno scrittore divisivo — c’è chi lo adora e chi lo detesta, e capisco entrambe le posizioni. Personalmente rientro nella prima categoria: la sua Corte dei Gufi è tra le cose migliori scritte su Batman nell’ultimo decennio, e anche qui regala emozioni al cardiopalma. I personaggi parlano con la loro fisicità, con il dolore e con un’ansia crescente che non allenta mai la presa.

Greg Capullo, al suo fianco, è semplicemente un maestro. Il suo tratto è preciso, calcolato, veloce e sottile, capace di valorizzare le scene giuste senza mai perdersi in dettagli inutili. Le sue tavole respirano oscurità senza diventare illeggibili, e la gestione degli spazi nelle sequenze d’azione è di altissimo livello. I due lavorano insieme con un’intesa che si vede e si sente.

La Morte della Famiglia è una storia lunga, che parla di resistenza, di dolore e del coraggio di accettare l’aiuto degli altri quando il viaggio diventa troppo ripido per affrontarlo da soli. Un Batman più vulnerabile del solito — e forse proprio per questo, più umano.

Autore

Un non troppo giovane appassionato di tutto quel che ruota attorno alla cultura POP. Vivo con la passione nel sangue e come direbbe Hideo Kojima "Il 70% del mio corpo è fatto di film".

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