Spider-Man: Spider-Verse – Marvel Must Have – Recensione

Da poco Panini Comics ha messo in commercio una nuova linea di collection delle migliori saghe Marvel, la Marvel Must Have. La serie è partita con alcune saghe non troppo vecchie, ma comunque considerevolmente importanti per l’universo Marvel e tra queste c’è anche il primo Spider-Verse. Su queste pagine vi ho parlato in modo piuttosto preciso del suo continuo, Spider-Geddon, ma in effetti non avevo parlato dell’inizio di questa saga cosi violenta e avventurosa.

Spider-Man: Spider-Verse è un modo perfetto per vedere quanto sia coeso il mondo Marvel, nonostante alcune piccole discrepanze e problematiche. L’evento cerca di unire tutti gli universi possibili e immaginabili, tralasciando in parte tutti gli altri eroi per dedicarsi solamente sui ragni, che in effetti si dimostrano essere importanti quanto pochi altri personaggi. Dietro la sceneggiatura troviamo Dan Slot, che poi ha lavorato al videogioco Marvel’s Spider-Man e questi si collega direttamente al prossimo evento, Spider-Geddon. Questo vuol dire ovviamente che anche il videogioco è ambientato nel mondo Marvel condiviso, ma in parte è presumibile pensare che sia cosi anche per Un Nuovo Universo, ma in quel caso parliamo piuttosto dei film usciti nel corso degli anni.

L’avventura di Spider-Man: Spider-Verse inizia ovviamente con un Peter che dorme beatamente, ma viene svegliato da Jameson che gli dice di andare a controllare il parco in quanto un villain sta distruggendo tutto. Il lavoro è lavoro e il buon Spidey si dirige verso il punto stabilito, ma viene brutalmente ucciso da Morlun. Si trattava però di Spider-Man Lunare dell’universo 449. Successivamente scopriamo che Morlun fa parte di un gruppo di villain che si fa chiamare “Eredi” e che vaga di universo in universo divorando i ragni per un’antica profezia.

Peter Parker della  Terra 616, insieme a Silk si trova cosi a trovarsi davanti a una serie di suoi alter ego provenienti da tutte le realtà e queste racchiudono anche l’universo di Spider-Man giapponese della famosa serie live action. Ci sono però altri personaggi provenienti dalla Terra 616 e tra questi figura anche Superior Spider-Man, deciso a seguire una sua tattica fatta di violenza, morte e il desiderio di essere superiore a tutti.

Dan Slott con quest’evento ha messo in piedi un grande spettacolo fatto di moltissimi personaggi, ognuno con un suo  background e una personalità propria. Interessante però vedere come nessuno dei personaggi (o quasi) prevale sull’altro in modo decisivo. Certo, c’è Superior Spider-Man a fare da contrappeso, ma in linea di massima, tutto coesiste in modo pacifico e tranquillo. Si tratta di una scrittura che comunque prevede molti punti vuoti che vengono sempre colmati con i vari tie in e che quindi danno la possibilità di non dover descrivere anche i personaggi meno importanti. La narrazione prosegue comunque in modo continuo, senza troppi abbassamenti di qualità, ma con tantissimi testi da leggere a tutti i costi. Si tratta proprio di una saga che apre delle porte dimensionali e tante possibilità.

Le matite di Giuseppe Cammuncoli e Oliver Coipel sono quella ciliegina sulla torta di panna che ci si aspetta. I due stili vivono si alternano a un certo punto della storia, ma lo fanno in modo tranquillo, senza premere troppo sui tasti inutili. Piuttosto abbiamo davanti una storia descritta in modo minuzioso in ogni sua parte. I ragni non solo hanno una personalità propria, ma sono distinguibili anche per il costume e anche per la fisionomia. Sono quelle piccolezze da non sottovalutare. A terminare in bellezza la storia ci pensano poi le scene d’azione, frenetiche, cinetiche e violente.