
Alcuni personaggi nascono come una semplice parodia, per poi diventare parte fondamentale dell’intero universo di cui fanno parte. Inutile dire che Lobo è proprio uno di questi, e Lobo Best of ci mostra esattamente tutto di questo grosso omaccione cacciatore di taglie, fumatore, esperto di turpiloquio, amante della violenza più pura.
Leggere queste storie non ci renderà di sicuro degli esseri umani migliori e non ci farà apprezzare l’enorme mondo supereroistico. Ma posso dire una cosa? Ogni storia è dannatamente divertente. Violenta e a volte no sense, addirittura inquietante, ma resta sempre divertente. In fin dei conti, è sempre divertente vedere della violenza di quel genere: così esagerata e senza alcun senso da diventare quasi innocua, come una gag portata all’estremo.

Lobo è un omaccione che non perde tempo: tra una parolaccia e una battuta sfodera i suoi muscoli e riempie di piombo il nemico senza troppe discussioni. Sembra uscito direttamente da una parodia metal, e probabilmente puzza come un metallaro dopo aver pogato per quattro, cinque ore. Non c’è introspezione, non c’è redenzione: c’è solo un cacciatore di taglie che fa quello che gli riesce meglio, con la stessa leggerezza con cui altri si preparano un caffè.
I vari stili di disegno spaziano particolarmente da un modo all’altro. Posso dire che sia gli sceneggiatori sia gli autori hanno potuto sperimentare e divertirsi nel realizzare queste avventure. La prima storia, che vede il nostro protagonista scontrarsi contro Babbo Natale, è forse la più macabra storia sul Natale mai letta nei fumetti. Eppure, anche quella è dannatamente divertente.
Ed è forse questo il segreto di Lobo: non prendersi mai sul serio, nemmeno per un secondo, e trascinare il lettore in quello stesso spirito. Un personaggio che esiste solo per far esplodere ogni convenzione del genere supereroistico, e che nel farlo ci ricorda che, ogni tanto, va bene anche solo divertirsi senza cercare per forza un significato più profondo.
