Ci sono voluti anni, ma alla fine è arrivato. Keiji Inafune, padre e responsabile dello sviluppo dell’iconico Mega-Man, è tornato alla ribalta con una nuova creazione che si presenta come un virtuoso erede spirituale delle avventure del celebre robottino blu. A seguito dell’abbandono da Capcom, all’autore nipponico non era rimasto altro che l’ipotesi di piombarsi sul crowdfunding, nello sforzo di regalare un titolo che dilettasse sia gli amanti del retrogaming che i neofiti: Mighty No. 9.

La promessa verteva intorno all’opportunità di tornare alle radici e allo spirito action platform caratterizzante della serie. Dopo ritardi e ulteriori ritardi, Mighty No. 9 è finalmente nelle nostre mani! Sarà riuscito a mantenere le aspettative?

L’erede spirituale di Mega-Man

Il tentativo di far risorgere il concept di Mega-Man è già evidente alla prima occhiata. Protagonista del titolo è questa volta Beck, nona unità della linea di robot prodotti dal Dr. White, l’unico immune da un misterioso virus informatico che ha affetto tutti gli altri compagni. Questi robot impazziti, chiamati Mighty Numbers, copriranno il ruolo dei boss affrontabili in prossimità della fine degli otto livelli principali. Toccherà a noi mettere alla prova la nostra potenza e arrestare le forze del male.

La trama è scarna, quasi banale, ma funzionale in linea al questo genere. Per di più viene raccontata in maniera fievole e gretta, attraverso schermate statiche. Mighty No. 9, in conseguenza delle reminiscenze delle opere di un tempo, cerca di farci sentire a casa già a partire dalle fasi introduttive. E, tanto è vero, la struttura dell’action platform è completamente libera, nel senso che ciascun livello può essere portato a compimento nell’ordine che prediligiamo, senza dover per forza seguire un percorso già determinato.

La creazione si poggia essenzialmente su tre pilastri: il salto, il lancio dei colpi di blaster e l’aXelerazione. Quest’ultimo elemento è certamente tra i più rilevanti, perché è una meccanica che consente di assorbire i nemici, dal momento in cui saranno cosparsi da un’aura di un determinato colore: tal aspetto elargisce più agilità e ritmo al gameplay. Ciascun nemico ci fornirà una certa tipologia di potenziamento, da assorbire tramite uno scatto. E, per l’appunto, questi consolidamenti incrementano temporaneamente potenza e velocità di Beck.

Stile old-school

Seppur la longevità del gioco sia molto limitata, c’è da constatare ad ogni modo che la sua difficoltà è a tratti elevata. Per concluderne uno, da un tasso di sfida sovrastante, potremmo arrivare a impiegare anche diverse ore. Uno dei fattori a cui badare principalmente è legato alle vite a nostra disposizione: una volta terminate bisognerà ricominciare il livello da zero. D’altro canto, la presenza dei checkpoint è inevitabile ed è un’ottima prerogativa per terminare il prima possibile un livello.

A prescindere dal grado di difficoltà, non abbiamo particolarmente apprezzato il level design di Mighty No. 9, troppo standardizzato e concepito in maniera cruenta, poiché rende a volte l’esperienza di gioco molto frustrante. Svariate parti di un livello sono poco calibrate e, difficoltà a parte, questo potrebbe disinnescare il gusto del divertimento. E sarebbe dolente ammetterlo: i combattimenti sarebbero dovuti essere più elaborati e progettati, per dare quel tocco di appagamento necessario al giocatore. Ciò nonostante, la durata della campagna principale si aggira sulle tre e cinque ore effettive di gioco, anche se la creazione di Inafune comprende diverse modalità supplementari interessanti con una marea di sfide da affrontare e un multiplayer competitivo.

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Mighty No. 9 è, visivamente parlando, noto per la sua vasta gamma di colori e sfaccettature. Ma, come abbiamo precisato un momento fa, il suo design è senz’altro dilettantistico e superficiale. Come se non bastasse, il comparto grafico è pessimo, non attinente a questa generazione, e a deteriorare la situazione ci pensa il fluttuante calo dei fotogrammi. I modelli poligonali sono piuttosto scarsi e le animazioni non potrebbero essere altrimenti.

Commento finale

Mighty No. 9 è un clone malriuscito di Mega-Man, un discreto omaggio che non è stato in grado di rappresentare magistralmente il fascino e la magnificenza degli elementi del classico robottino. È un titolo che, con un paio di modifiche, non si affranca dall’originale. Un titolo che allieterà facilmente un pubblico specifico e, al contempo, difficilmente uno multiforme. Le energie produttive sono onestamente incongrue rispetto all’incasso dei quattro milioni dalla raccolta fondi. Un tentativo di resurrezione quasi sprecato.

Autore

r.kovalskiy@havocpoint.it

Un non troppo giovane appassionato di tutto quel che ruota attorno alla cultura POP. Vivo con la passione nel sangue e come direbbe Hideo Kojima "Il 70% del mio corpo è fatto di film".

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