Su questi lidi ho iniziato con la serie Bloodshot Reborn per poi passare bruscamente alla vecchia serie, precedente a questo rilancio. Ebbene, bisogna proseguire con l’attuale e ormai conclusa serie, iniziando quindi da Bloodshot Reborn #3 L’uomo Analogico, che vede come sempre Jeff Lemire nei panni dello sceneggiatore. Ricordo infatti che l’autore canadese ha seguito tutta la serie Reborn, donandole quell’umanità che andava a mancare forse. In ogni caso, iniziamo con la trama dell’albo.

Mad Max Reborn

Il titolo del capitolo non è casuale in quanto l’intero albo è sicuramente ispirato alla famosa saga cinematografica che ha dato l’idea del post apocalittico di un certo tipo. Los Angeles è una città blindata in cui tutti vivono in una finta pace, governati dai pochi e controllati da un esercito di X-O Manowar. Ray invece vive fuori dalle mura insieme a Magic in un villaggio in cui si soffre di fame e di sete. Le razioni d’acqua che L.A. distribuisce non bastano nemmeno per la metà del mese e cosi il buon vecchio soldato è costretto a prendere un autocisterna e andare a prelevarne in un punto sicuro, ma stando sempre attento all’esercito dei Shadowmen, che pattugliano la zona in cerca di bersagli facili. Purtroppo, l’agguato preparato per l’ormai vecchio soldato funziona ed egli si ritrova senza l’acqua e con tutto il villaggio fatto a pezzi, compresa la sua amata Magic. Da questo momento entrerà in azione la resistenza di Los Angeles con l’ormai vecchio NinjaK e i due lotteranno di nuovo per il cambiamento, ma sopratutto per la vendetta.

Oltre il dolore

Jeff Lemire cambia totalmente l’ambientazione e anche il genere con questo terzo numero. Precedentemente abbiamo visto il dolore di un vecchio soldato divenuto umano e caduto nel ciclo del dolore. Stavolta abbiamo una tematica della rabbia dovuta alla perdita di una persona cara. L’autore porta al limite il mondo in cui viviamo senza darci delle spiegazioni del suo cambiamento, ma questo è solo in apparenza. In realtà ogni tassello trova il suo posto e veniamo a conoscenza delle motivazioni narrative. Il mondo di Mad Max (e quindi anche di Kenshiro) gioca un grande ruolo, mostrandoci un mondo in cui regnano le bande di riders vestiti in modo improbabile e dalle acconciature improponibili. Ray ovviamente gioca un ruolo primario in tutta la vicenda, ricollegandosi in realtà con i precedenti due volumi.
Le matite firmate da Lewis Larosa mettono a nudo questo mondo desertico e desolato in cui a regnare è il proiettile e la legge marziale di una città che ha deciso per tutti. Il colore giallo è quello che si butta subito negli occhi e ci accompagna in un mondo fatto di violenza e sangue. Le scene d’azione sono candite con l’orologio, intersecandosi con momenti profondi e cupi fatti di introspezione di un personaggio che si è reso conto di molte cose e che quindi si sente vuoto e inutile, ma allo stesso tempo arrabbiato come poche altre volte.

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Autore

r.kovalskiy@havocpoint.it

Un non troppo giovane appassionato di tutto quel che ruota attorno alla cultura POP. Vivo con la passione nel sangue e come direbbe Hideo Kojima "Il 70% del mio corpo è fatto di film".

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