Grass Kings. La trilogia

Il regno della prateria è un posto che considero tra il magnifico e lo spaventoso.  Un luogo dove la legge non ha alcun valore e dove le persone vivono in modo un po’ diverso del resto del mondo. Il nuovo graphic novel della casa editrice Mondadori (Oscar Ink) rappresenta quella parte narrativa che un po’ mi mancava e che finalmente è arrivata in Italia. Parlo di storie che trattano di violenza, di libertà, di problemi famigliari e con un’ambientazione molto periferica.

Il regno della prateria non ha alcun diritto legale e non obbedisce alle leggi degli Stati Uniti e combatte per un valore che in molti cercano, ma non trovano da nessuna parte, la libertà. Un concetto tanto astratto quanto potente, che fin dagli albori dell’umanità ha saputo scatenare gli esseri umani, infervorare i loro animi e farli lottare fino alla morte. In fondo, lo stesso regno ha visto tanto sangue versato sul proprio terreno e tante vite passarci accanto con la stessa idea.

Sappiamo che l’idea della libertà non è esattamente una cosa facile da mettere in pratica e che soprattutto, alla fine ci si rende conto che anche in quel luogo e a quelle condizioni, ci saranno sempre dei limiti. Ci sono però tantissimi sognatori che cercato sempre un modo per essere liberi e lo sono anche i Re della prateria (i Grass Kings). Ognuno immerso nei propri problemi e drammi e ognuno diviso, ma tutti con lo stesso ideale nel cuore. In questo luogo abita il re Robert, che immerso nel proprio dolore ha ormai perso il controllo di tutto, facendo della sua crociata personale il punto definitivo della rottura della vita privata e pubblica.

Questa storia non è una di quelle che rallegrano le giornate e non ha i personaggi positivi capaci di infondere qualche buona lezione. Ogni cosa di questo fumetto ci parla di uomini e donne leali, semplici, violenti e soprattutto umani. La violenza è in effetti un punto focale dell’intera narrazione, dove gli eventi si susseguono attraverso il dolore della scomparsa e dei segreti di un passato ancora poco chiaro. Ed è alla fine dei conti proprio quella zona periferica sul limitare di Cargill a mostrarci per davvero il vero protagonista del graphic novel in questione.

La scrittura di Matt Kindt è caratterizzata da una forza narrativa che spinge molto sulla personalità delle persone e sugli eventi. Si segue una linea da serie tv e in fondo, questo fumetto si addice bene al piccolo schermo. Il copione funziona fin dalle prime battute e si procede con un crescendo di tensione e racconti che esplode alla fine con un boato non indifferente. Forse un po’ troppo nel pieno “american style”, ma a funzionare funziona.

A coadiuvare i testi di Grass Kings, che di per sé sono ottimi, ci pensano gli acquerelli di Tyler Jenkins. Il tratto ruvido e poco elastico conferisce a scena una certa dinamicità, che poi si sente maggiormente sul finale. Gli acquerelli rendono ogni tavola simile a un quadro, con i colori che si mischiano, si dividono e alla fine creano degli scenari di rara bellezza. L’espressività dei personaggi viene messa a galla fin dai primissimi istanti ed è chiaro fin da subito che ci si ritrova davanti a un’opera che di grande pregio.

Grass Kings

Autore

r.kovalskiy@havocpoint.it

Un non troppo giovane appassionato di tutto quel che ruota attorno alla cultura POP. Vivo con la passione nel sangue e come direbbe Hideo Kojima "Il 70% del mio corpo è fatto di film".

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