Dorian Gray

Alcune storie sono immortali e la loro importanza supera ogni spazio e ogni barriera. Ho affrontato con voi diversi fumetti della serie I Maestri del Mistero, edita da Star Comics e supervisionata da Roberto Recchioni. È stato un bel viaggio, ma che ora giunge alla sua conclusione dopo tanti ottimi volumi e qualche piccola caduta, ma niente di cosi gravoso. Stavolta il tema della recensione è un’opera che in molti adora, con tanti film, graphic novel e cosi via. Il Ritratto di Dorian Gray, il capolavoro di Oscar Wilde che nella sua versione fumettistica è firmato da Giovanni Masi e Marianna Ignazzi rappresenta il mio saluto verso questa terza serie dei Maestri, che spero di vedere in altri ambiti.

Il Ritratto

Come sempre, cercherò di andare in modo spedito su questo punto della storia, in quanto si tratta di un classico che conosce probabilmente chiunque. La storia in questione vede come protagonista il giovane e bello Dorian Gray. La sua bellezza è la sua fama e probabilmente la sua più grande ricchezza. Un giorno, mentre Basil Hallaward era intento a dipingere il giovane, l’amico Henry Wotton fece notare a Dorian una cosa che lo sconvolse. La sua bellezza poteva essere un mezzo per entrare dove voleva, ma era un periodo passeggero in quanto poi sarebbe arrivato l’invecchiamento. Dorian desiderava continuare a essere bello a tutti i costi ed espresse il desiderio di rimanere sempre giovane, ma facendo invecchiare al suo posto il quadro stesso. Da qui inizierà una lenta discesa verso la follia di Dorian, verso un rapporto sempre più ambiguo e strano con i suoi amici e la sua giovane ragazza.

L’estetismo

Il Ritratto di Dorian Gray è un romanzo complesso e per nulla semplice, ma traspare una cosa in particolare; l’estetismo. Wilde era un esteta e in questo romanzo abbiamo proprio la dimostrazione della ricerca dell’estetismo, del bello insomma. Il lavoro per la realizzazione della sceneggiatura è ricaduto su Giovanni Masi, un autore che abbiamo già incontrato in precedenza con Alle Montagne della Follia e Cuore di Tenebra. La sua sceneggiatura riprende i momenti più importanti, aggiungendo anche delle parti rispetto a un’altra trasposizione fumettistica della stessa opera. Dialoghi significativi e descrittivi, ma la cosa interessante è appunto la questione dei momenti più importanti e significati trasposti tutti sulla carta. La lettura in sé prosegue sempre spedita verso il finale e consiglierei la sua lettura sopratutto a chi non ha ancora letto il romanzo ed è indeciso se approcciarsi o meno.

Dietro alle matite troviamo Marianna Ignazzi, classe 1986. Il suo tratto è particolarmente adatto a quest’opera grazie a un tocco leggero e preciso che alla fine costruisce dei personaggi eleganti e capaci di vivere a loro modo sulla carta. Successivamente, in alcuni momenti precisi, il tratto diventa più pesante e da il senso della tragedia che mi sarei aspettato. L’unica nota sono le espressioni facciali, che nonostante la loro presenza, faticano a mostrarti bene davanti al lettore.

Autore

r.kovalskiy@havocpoint.it

Un non troppo giovane appassionato di tutto quel che ruota attorno alla cultura POP. Vivo con la passione nel sangue e come direbbe Hideo Kojima "Il 70% del mio corpo è fatto di film".

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